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Economia globale a rischio crollo. Incubo barile a quota 150 dollari

Se si protrae il blocco di Hormuz, Qatar costretto a sospendere l’export di energia Gli Usa: "L’India può acquistare petrolio russo". Le Borse Ue bruciano 918 miliardi

Economia globale a rischio crollo. Incubo barile a quota 150 dollari
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È come se l'autostrada energetica del mondo si fosse improvvisamente svuotata. Nello Stretto di Hormuz il traffico navale si è quasi completamente interrotto. I colossi della logistica Maersk e Hapag-Lloyd hanno sospeso numerosi servizi nel Medio Oriente e cancellato i transiti nello Stretto, deviando molte navi attorno al Capo di Buona Speranza. Almeno 147 portacontainer sono bloccate nel Golfo Persico, mentre nel complesso circa mille navi - tra petroliere, metaniere e cargo - risultano ferme nell'area. Il risultato è un nuovo balzo del prezzo del greggio: complice anche la promessa di Donald Trump di continuare la guerra fino alla "resa totale" di Teheran, il Brent è schizzato sopra i 92 dollari al barile, il livello più alto da aprile 2024. Anche il Wti ha sfondato la soglia dei 90 dollari segnando un rialzo dell'11 per cento.

Sulle quotazioni pesano anche le mosse del Kuwait che ha iniziato a ridurre la produzione in alcuni giacimenti petroliferi dopo aver esaurito la propria capacità di stoccaggio del greggio. Intanto, l'Arabia Saudita sta cercando di aggirare l'impasse deviando parte delle spedizioni verso i terminal del Mar Rosso grazie al gasdotto Est-Ovest. Ma il rischio di uno shock energetico rimane elevato. in un'intervista al Financial Times, il ministro dell'Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha detto che il protarsi del conflitto in Medio Oriente costringerà i Paesi del Golfo a interrompere le esportazioni di energia entro poche settimane. Secondo il ministro, il Qatar, che questa settimana ha comunicato la chiusura del sito di Gnl di Ras Laffan a seguito di un attacco di un drone iraniano, non sarà in grado di riavviare la produzione di gas naturale fino alla completa cessazione delle ostilità. E anche in quel caso, ci vorranno "settimane o addirittura mesi" per tornare al ciclo normale. Se la situazione non verrà risolta, "tutti gli esportatori del Golfo dovranno probabilmente dichiarare nei prossimi giorni la forza maggiore, ovvero la clausola che consente loro di interrompere le consegne contrattuali senza incorrere in penali", ha avvertito al-Kaabi, che è anche amministratore delegato del colosso QatarEnergy. Insieme al blocco prolungato di Hormuz, questo potrebbe spingere il petrolio a 150 dollari al barile nelle prossime due settimane e potrebbe "far crollare le economie mondiali", ha detto il ministro. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno concesso all'India una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo, nel tentativo di alleggerire la pressione sull'offerta globale. Quanto alla Cina, ha chiesto alle sue principali raffinerie di sospendere le esportazioni di gasolio e benzina per prevenire potenziali carenze.

Sullo sfondo, soffrono le Borse: lo stoxx 600, l'indice che raggruppa i principali titoli quotati sui listini europei, ha perso 918 miliardi di euro di capitalizzazione in una settimana. Attenzione anche al nuovo impulso inflazionistico che mette sotto pressione le banche centrali. Il mercato sconta ora con certezza un rialzo dei tassi della Bce nel 2026 di 25 punti base. Le scommesse dei trader attribuiscono il 100% di probabilità a una stretta di un quarto di punto da parte di Francoforte. "Nel breve periodo, il recente aumento dei prezzi dell'energia seguito alle tensioni in Iran rende più incerto il percorso dell'inflazione", ha detto ieri Isabel Schnabel, membro del consiglio esecutivo Bce.

Aggiungendo, però, che "finché gli scostamenti dal nostro obiettivo restano temporanei e limitati, con aspettative di inflazione ben ancorate, essi hanno un'importanza limitata per le decisioni di politica monetaria". Secondo Jose Luis Escrivà, governatore spagnolo e membro del consiglio direttivo dell'Eurotower, è improbabile che la Bce alzi i tassi già nel suo meeting di marzo.

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