Altra strage in famiglia: spara a moglie e gemelli

La telefonata al fratello prima dell'orrore. Morti la donna e il piccolo, grave la bimba

Voleva fare tabula rasa di tutta la sua esistenza, Alberto Accastello, 40 anni, operaio di Carignano, in provincia di Torino, eliminando ogni cosa che potesse ricordargli una felicità ormai perduta, che giorno dopo giorno, senza neppure un perché, gli si era sgretolata tra le mani, lasciandolo con il cuore gonfio di dolore e un futuro senza più certezze, senza più una famiglia da proteggere. Per settimane ha vissuto con quel tarlo che gli martellava il cervello e poi, proprio all'alba di quel giorno in cui una pratica dall'avvocato avrebbe messo il timbro ufficiale sul fallimento del suo matrimonio, ha preso la pistola che aveva acquistato tempo fa per difendersi dai ladri ed ha iniziato a sparare, ha iniziato a far tabula rasa. Prima la moglie Barbara Gargano, 38 anni, impiegata in un supermercato a pochi chilometri da casa, poi Alessandro e Aurora, i gemellini nati due anni fa che dormivano uno accanto all'altro con i riccioli biondi sparsi sul cuscino e il cane, un chihuahua color caffellatte che dormiva in salotto. L'ultimo colpo, Alberto, lo ha lasciato per se stesso. Prima di premere per l'ultima volta il grilletto, ha telefonato al fratello, che vive a pochi chilometri di distanza: «Tra poco non ci sarò più», gli ha detto con un filo di voce.

Quando carabinieri e 118 sono arrivati nella bella villa della famiglia Accastello, la strage familiare si era già compiuta. Solo la piccola Aurora, pur con un proiettile conficcato nel cranio, respirava ancora ed è stata ricoverata nell'ospedale torinese Regina Margherita: le speranze di sopravvivere, sono legate ad un esile filo.

«Sapevo che Alberto stava vivendo un periodo difficile - spiega il sindaco di Carignano Giorgio Albertino, amico di famiglia e vicino di casa della coppia -. In questi ultimi mesi era sempre triste ed era anche dimagrito molto. Era stato lui a dirmi che non riusciva più a dormire né a mangiare, da quando la moglie gli aveva detto che intendeva separarsi». Poche ore dopo la strage, Alberto e Barbara avrebbero dovuto recarsi dall'avvocato, per mettere nero su bianco la loro separazione. Lui aveva anche chiesto una giornata di permesso nell'azienda di lavorazione dei cereali, dove lavorava da oltre vent'anni. E dove tutti lo ricordano come una persona equilibrata, grande lavoratore, padre affettuoso dei suoi due gemelli, anche se molto sofferente per la separazione in corso.

Alberto e Barbara si conoscevano fin da ragazzi. Erano cresciuti insieme nella città della prima cintura torinese, una coppia affiatata, una famiglia all'apparenza senza problemi, tanto meno economici. Il loro progetto di vita insieme era iniziato cinque anni fa e dopo il matrimonio la coppia è andata a vivere con il padre ed un fratello di lui ma ogni risparmio e ogni istante libero lo investivano in quella che doveva essere la casa dei loro sogni: spaziosa, luminosa e con un grande giardino dove far crescere i figli. Alberto posa ogni mattone di quella villa, dove la famiglia si trasferisce circa due anni fa, con la nascita dei due gemelli. Sembra tutto perfetto ma non è così: qualcosa si incrina nel rapporto tra marito e moglie, fino a quando Barbara prende la decisione più sofferta della sua vita e dice ad Alberto di volersi separare. Non è mai facile capire il motivo per cui una storia d'amore finisce, a volte neppure esiste. L'abitudine, la stanchezza o magari semplicemente l'insofferenza alla solita routine che Barbara ha voluto cambiare. Sapeva che il marito stava soffrendo ma certo non poteva immaginare che l'incapacità di gestire il dolore, avrebbe trasformato quel marito e soprattutto quel padre amorevole in un killer. Al quale, per ora, solo la piccola Aurora è riuscita a sfuggire, attaccandosi disperatamente alla vita.

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