Un altro incentivo flop: aziende prese in giro sul bonus assunzioni

L'errore nel decreto, poi l'intoppo telematico Anpal e Inps bloccano gli sgravi da febbraio

Bici, vacanze, monopattini, Cig. E ora assunzioni: altro bonus, altro flop. Le due istituzioni chiamate a gestire le politiche del lavoro in Italia, le stesse che saranno coinvolte nella partita della vita per il Paese, il Recovery plan, non sono riuscite a erogare nemmeno un euro di un bonus per assunzioni deliberato ormai dieci mesi fa.

Lo chiamano «Io Lavoro» ed è una decontribuzione totale per chi dà lavoro a giovani. L'azienda che assume un under 25 o una persona di età maggiore ma disoccupata da almeno sei mesi, avrebbe dovuto risparmiare in toto il versamento dei contributi, entro un certo tetto, per dodici mesi. Il bando prevede uno stanziamento di 234 milioni di euro per le regioni del Sud con un tasso di sviluppo dell'economia più basso, 83 milioni per aree «in transizione» come Abruzzo e Molise e una cifra più modesta per le Regioni che corrono di più. Solo 12,4 milioni, ma comunque una novità non trascurabile, considerando che il centronord è di solito tagliato fuori da questo tipo di incentivi.

Ammessi tra l'altro un ventaglio di contratti, incluso apprendistato e socio lavoratore in una cooperativa, oltre ovviamente al tempo indeterminato. Uniche esclusioni: i lavoratori domestici, intermittenti e occasionali. Dunque un bonus che, in piena pandemia, poteva dare una spinta alle aziende che fossero riuscite a produrre nonostante l'emergenza sanitaria.

A lanciare il bonus l'Anpal, cioè la società del ministero del Lavoro che sta gestendo la partita del reddito di cittadinanza e, attraverso la controllata Anpal servizi, i navigator. L'agenzia diretta da Mimmo Parisi (foto sopra), il docente di Politiche del lavoro che Luigi Di Maio ha importato dal Mississippi lodandone la genialità, è inciampata però al primo passo. Per sfruttare finanziamenti stanziati dal governo gialloverde già nel 2018, Parisi ha emanato il decreto direttoriale 44 del 6 febbraio 2020 che garantiva gli incentivi all'assunzione per dodici mesi, retroattivamente da gennaio 2020. Nemmeno il tempo di leggerlo ed è scoppiata la polemica: il decreto conteneva un errore grossolano, il riferimento alla possibilità di cumulare l'incentivo con un altro sgravio che in realtà era già stato abolito. Tutto da rifare. Cinque giorni dopo, l'11 febbraio 2020, Anpal emette un altro decreto direttoriale che corregge il tiro. Al secondo colpo sembra che Parisi abbia aggiustato la mira. Ma è un'illusione: ad attuare lo sgravio dev'essere l'Inps, cioè l'ente diretto da un'altra star della squadra di Di Maio, l'economista Pasquale Tridico (foto in basso). «Ho assunto 15 persone ad aprile, di cui sei confidando negli sgravi - protesta Bruno Fragnito, vice presidente Trasporti e Sicurezza di Confindustria Benevento e patron del Gruppo Fragnito- ma stiamo ancora pagando tutto noi con un aggravio enorme di costi aziendali». A bloccare il bonus sarebbe un problema tecnico, una incompatibilità tra i sistemi informatici di Inps e Anpal. E l'istituto di Previdenza non genera i codici necessari a perfezionare le domande di sgravi.

«Una beffa incredibile che rischia di costare cara alle aziende fortunate che riescono a lavorare nonostante l'epidemia», accusa Gianluca Timpone, docente di Politica economia all'Università europea di Roma. Ma soprattutto una fosca ombra sul Recovery fund: «Proprio come sulla Cig -dice Timpone- troppe istituzioni coinvolte creano imbuti nella spesa. Così sarà difficile gestire quei fondi».

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