L'Alzheimer come una faglia che attraversa non solo il cervello di chi si ammala, ma anche le famiglie, i sistemi sanitari e, in fondo, l'intera società. Parte da qui "La memoria fragile: viaggio al centro dell'Alzheimer", il nuovo libro del professor Paolo M. Rossini, neurologo e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell'IRCCS San Raffaele di Roma, pubblicato da Mondadori nella collana Saggi.
Il volume sarà presentato l'11 giugno alle 15 nella sala congressi dell'ospedale romano, in un incontro aperto a cittadini, operatori sanitari e stampa. Un appuntamento che arriva in un momento in cui le demenze sono diventate una questione non più confinata alla medicina specialistica, ma un tema sociale ed economico destinato a pesare sempre di più su un Paese che invecchia.
Rossini, oltre 35 anni di esperienza clinica e di ricerca alle spalle, sceglie una strada lontana dal tecnicismo. "La memoria fragile" non è un manuale accademico sugli aspetti diagnostici della malattia, ma un saggio divulgativo che prova a spiegare cosa accade al cervello quando la memoria si incrina e, soprattutto, cosa accade alle persone che ruotano attorno alla malattia. Dentro il volume ci sono dati scientifici, ma anche storie quotidiane: familiari spaesati, pazienti che cercano di restare aggrappati alla propria identità, caregiver consumati da una fatica spesso invisibile.
L'apertura del libro chiarisce subito il tono. L'esergo tratto dal Siracide - "Soccorri tuo padre nella vecchiaia, sii indulgente, anche se perde il senno" - introduce una riflessione che va oltre la neurologia. Il tema non è soltanto la perdita della memoria, ma il modo in cui una comunità decide di trattare la fragilità psicologica.
Rossini sceglie di evitare scorciatoie e false rassicurazioni. "Questo libro nasce dal bisogno di guardare in faccia la bestia, di conoscerne le caratteristiche e i comportamenti più probabili, senza promettere soluzioni semplici ma offrendo strumenti di comprensione", spiega. E insiste su un punto ancora oggi sottovalutato: il decadimento cognitivo non è un destino inevitabile dell'età avanzata. "Non è normale rimbambirsi a 80 anni - osserva il neurologo -. Confondere l'invecchiamento con la demenza significa perdere tempo prezioso. Una diagnosi tempestiva, stili di vita corretti e interventi mirati possono rendere il discorso della malattia meno devastante".
Il libro affronta anche il peso organizzativo ed economico dell'Alzheimer, chiamando in causa politica sanitaria, servizi territoriali e sostegno ai caregiver. Perché dietro ogni diagnosi, ricorda Rossini, "c'è una persona con la sua storia, i suoi affetti e le sue paure". E "la scienza deve cercare cure sempre più efficaci ma non deve mai perdere di vista l'umanità del malato".
C'è infine un aspetto concreto che accompagna il progetto editoriale: tutti i
ricavi derivanti dai diritti d'autore e dalle vendite saranno destinati alla ricerca sulle demenze dell'IRCCS San Raffaele di Roma. Un modo per trasformare il racconto della malattia in un contributo diretto alla ricerca.