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Anche la Cassazione conferma che l'Anm ha la sede a scrocco. "Loro qui dal 1959"

La Suprema Corte replica all'avvocato che per primo aveva sollevato il caso

Anche la Cassazione conferma che l'Anm ha la sede a scrocco. "Loro qui dal 1959"
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A sbafo dal 1959. L'unico documento che darebbe titolo all'Anm di occupare una stanza del Palazzaccio a Roma è "un verbale dell'Adunanza plenaria della commissione Manutenzione del 4 dicembre 1959, numero 368", di cui al momento non esiste copia. Secondo quanto ha ricostruito il Giornale, la Cassazione avrebbe risposto all'accesso agli atti presentato ai sensi del dlgs 33/2013 dall'avvocato romano Romolo Reboa, vicepresidente del Comitato nazionale per il Sì. "Mi ha comunicato l'assegnazione all'associazione privata Anm della prestigiosa location a titolo gratuito un prestigioso magistrato qual è il consigliere Giovanni Ariolli, presidente della commissione per la Manutenzione e la conservazione del Palazzo di Giustizia". Ma questo verbale del 1959 che consente all'Anm di non pagare né affitto né bollette da 60 anni e rotti senza pagare neanche le bollette "non è stato allegato alla risposta", ci scrive Reboa. Strano.

La spiegazione della Cassazione in attesa che il Demanio che gestisce l'immobile dal 2005 risponda alle molteplici sollecitazioni del Giornale - è che l'Anm in quanto sindacato delle toghe in dipendenza della pianta organica dei magistrati cassazionisti, "avrebbe diritto ai locali presso la Suprema Corte ex articolo 6 del Contratto collettivo nazionale di lavoro quadro del 2017", la stessa motivazione fornita dagli esperti del ministero della Giustizia ma un po' deboluccia: un conto è concedere una stanza, un altro un piano intero del più prestigioso ufficio giudiziario italiano. Tanto più se la concessione è avvenuta "da un organo incompetente oltre 65 anni fa, in dipendenza di un Ccnl del 2017", sottolinea l'avvocato, e che "il piano non viene usato per riunioni sindacali, ma per ospitare il Comitato del No", senza titolo.

Al Giornale il leader Anm Cesare Parodi (nella foto) ha confermato la ricostruzione: "Negli ultimi anni l'Anm ha dato riscontro a una richiesta dell'Agenzia del Demanio rispetto a nuove formalizzazioni". Dopo "diverse interlocuzioni formali tra l'Anm, la commissione per la Manutenzione e il Demanio l'Anm ha manifestato la propria adesione alla richiesta ricevuta. Dal 2023 è in attesa di un riscontro". Dunque, il sindacato delle toghe sta gratis al Palazzaccio dal '59, qualche anno fa il Demanio ha chiesto "nuove formalizzazioni" ma senza seguito. È come se un padrone di casa che finora ci ospita gratis dicesse "cambiamo contratto" e poi si eclissi. L'Anm avrà messo da parte gli arretrati che presumibilmente il Demanio gli chiederà? Avrà chiesto soldi al Comitato del No per il subaffitto? Domande da fare all'Anm. "Riteniamo che i documenti ricevuti confermino l'illegittimità dell'occupazione da parte dell'associazione di diritto privato Anm sottolinea Reboa - come Comitato nazionale per il Sì ho avuto mandato di trasmettere tutti i documenti relativi alla vicenda alla Procura della Repubblica presso la Corte dei Conti, per accertare l'eventuale danno erariale".

Secondo i calcoli di Fabio Verna, docente universitario e economista che ha lavorato con lui a questo caso, la presenza a sbafo del Comitato del No al Palazzaccio sarebbe costata già 500mila euro allo Stato. Se ne saprà di più ogg alle 17 a Roma in un convegno organizzato al ristorante Il Mantarozzo e moderato da Paolo Liguori, direttore di Tgcom24.

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