"Anche chi è senza sintomi può trasmettere l'infezione"

Burioni mette in guardia sulla possibilità che le misure adottate negli aeroporti possano non essere sufficienti

"Anche chi è senza sintomi può trasmettere l'infezione"

In Italia continuano a fioccare i falsi allarmi, a dimostrazione che il coronavirus nel nostro Paese non è ancora arrivato. Ma la paura è tanta e rischia anche di avere un pesante impatto sul turismo. Più se ne parla nel mondo, più la paura rischia di trasformarsi in psicosi anche da noi.

Il ministero della Salute è stato costretto a correre ai ripari, non solo diffondendo le risposte di esperti qualificati ai 17 quesiti più frequenti, ma anche sottolineando che nel nostro Paese si sta osservando un livello precauzionale molto elevato, superiore a quello degli altri Paesi europei, come dimostrano i controlli rigorosi a cui sono sottoposti tutti i passeggeri provenienti dalle aree a rischio negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa. Controlli che potrebbero non bastare, come osserva il virologo Roberto Burioni riportando una notizia pubblicata su The Lancet. «Sembra possibile l'esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus», spiega l'esperto. «Il che vuol dire - aggiunge - che la misurazione della temperatura negli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia».

Dal ministero comunque trapela l'esigenza di contenere gli allarmismi, soprattutto per quanto riguarda i presunti casi sospetti. Dopo quelli di Bari e di Parma, anche quello di Napoli si è rivelato ieri un falso allarme. Per tenere a bada l'inevitabile ansia di chi teme il diffondersi del virus anche in Italia a causa di notizie false, è probabile che si giunga ad un coordinamento centrale affinché eventuali casi vengano segnalati soltanto dopo le necessarie conferme, evitando di dare conto di presunti casi che poi vengono smentiti. Ad alimentare la paura contribuiscono inoltre le bufale che in questi giorni stanno facendo il giro del web, come quella secondo la quale sarebbe pericoloso viaggiare verso la Cina, mentre per il momento l'Organizzazione mondiale della Sanità non raccomanda alcuna restrizione a viaggi o a rotte commerciali, o mangiare nei ristoranti cinesi. Il direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza, ha rassicurato sul fatto che il rischio di contagio non riguarda il cibo: «Non si corre alcun pericolo mangiando in ristoranti cinesi in Italia». E la trasmissione non avviene neanche attraverso il contatto con «oggetti inanimati come giocattoli, vestiari o altra tipologia di materiale», sottolinea il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in un video realizzato in collaborazione con il ministero.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha riunito ieri mattina una task force sul virus per fare il punto sugli interventi messi in campo per fronteggiarlo. «Da parte dell'Italia - spiega Speranza - c'è massima attenzione e coordinamento costante con tutte le istituzioni internazionali, l'Oms, il Centro europeo di controllo della malattie. Quotidianamente sento per telefono la commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, per una valutazione della situazione». Domani mattina, inoltre, si riunirà il Comitato europeo per la sicurezza sanitaria per discutere del contrasto alla diffusione del nuovo coronavirus e delle necessità dei vari paesi Ue, dove la malattia sembra essere arrivata.

Nel vademecun del ministero per chi viaggia, gli esperti spiegano cos'è il nuovo virus, i suoi sintomi (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) e cosa fare per proteggersi, raccomandando di lavarsi spesso le mani, di mantenere l'igiene delle vie respiratorie, di evitare carne cruda o poco cotta, frutta e verdura non lavate e bevande non imbottigliate.

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