Anche l'Fmi boccia il reddito grillino: "Disincentiva il lavoro"

Da Washington, nel suo rapporto periodico sull'Italia il Fondo sostiene che la misura così com'è non può rappresentare un incentivo, per via dell'assegno troppo alto, specie nel Meridione

Anche il Fondo monetario internazionale boccia il reddito grillino: "Disincentiva il lavoro"

Il Fondo Monetario Internazionale scopre l'acqua calda e boccia il reddito di cittadinanza, a tre anni dalla sua introduzione. La misura assistenziale tanto cara al Movimento Cinque Stelle secondo il FMI "disincentiva il lavoro".

Da Washington, nel suo rapporto periodico sull'Italia, il Fondo ha spiegato che il sussidio introdotto dal primo governo Conte tramite il quale i grillini avrebbero voluto abolire la povertà e soprattutto stimolare l'occupazione, non solo non l'ha abolita affatto ma rischia di aver abolito proprio il lavoro, soprattutto nelle aree dove il costo della vita è meno elevato.

In Campania, per esempio, l'importo mensile erogato è pari in media a 638 euro (a Napoli sfiora i 660 euro), mentre in Sicilia l'asticella arriva a 619 euro (a Palermo la quota media è di 663 euro). Non serviva un genio per capire che assegni del genere, in taluni casi abbinati ad occupazioni in nero, non possano in alcun modo essere considerati un volano per le occupazioni fisse, quantomeno tra gli abili al lavoro. Men che meno creare quel fantomatico "moltiplicatore" di cui parlava l'allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.

L'idea dei grillini, bisogna sempre ricordarlo, era quella di introdurre la misura per creare occupazioni e, tramite il surplus del gettito fiscale generato, fare in modo che l'investimento, da circa 10 miliardi l'anno, si potesse "ripagare da solo". Invece, dopo l'avvicendamento a Palazzo Chigi tra Conte e Draghi, l'attuale premier ha introdotto una stretta sul reddito di cittadinanza che prevede tra le altre cose la decadenza del beneficio già alla seconda offerta di lavoro respinta (non più alla terza). Ma il Fondo monetario non lo ritiene ancora sufficiente: gli esperti suggeriscono altre modifiche. Non per forza volte a una deflazione, bensì a un reale incentivo al lavoro. Propongono infatti anche di lasciare una quota importante di sussidio ai percettori dell'aiuto, a patto che abbiano davvero trovato un impiego, così da motivarli ulteriormente. Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha ipotizato l'aliquota al 50% del reddito di cittadinanza già concesso, per i beneficiari che accettano ad esempio un lavoro stagionale, visto che il settore dell'accoglienza in questo momento fatica a trovare 350mila addetti.

Non per forza un taglio, insomma, o quantomeno non solo. Ma un modo di ripensare in chiave davvero costruttiva una misura che invece, come ribadito da molti per tutti questi anni, così com'è non sarà mai funzionale allo scopo iniziale. Ammesso che fosse davvero quello e non solo un modo per elargire mancette elettorali. Quanto al superbonus al 110%, il Fono monetario sostiene che rafforzare i controlli esistenti "limiterebbe i rischi di superamento delle spese che potrebbero verificarsi a causa della domanda molto elevata". Infine, sulla tassa sugli extra profitti "per evitare distorsioni involontarie, l'imposta sugli utili inattesi delle società energetiche dovrebbe basarsi sull'intera gamma di elementi che determinano i loro profitti".

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