Ancora rabbia e scontri a Barcellona Guardiola bacchetta Madrid: insultato

Ancora guerriglia in piazza con la polizia. E da Bruxelles Puigdemont incita alla rivolta. L'allenatore: «Deriva militare»

Barcellona Quarantotto ore dopo il verdetto di colpevolezza che ha distribuito oltre cent'anni di carcere ai dodici imputati del Procès, anche martedì sera fino a notte inoltrata, a Barcellona la tensione tra manifestanti e Guardia Civil è rimasta alta e le violenze sono continuate con concentrazioni e cortei non autorizzati. L'apice dello scontro si è consumato nei pressi del palazzo della Delegazione del Governo Spagnolo, quando dalle sette di sera in migliaia hanno marciato in direzione di calle Mallorca: una prima fronda è stata fermata e respinta con una carica a cinquanta metri dal ministero, poi un altro migliaio ha tentato di sfondare il cordone scatenando il panico nei passanti. La delegazione è da sempre un luogo sensibile e già nel 2017, durante le sommosse del dopo referendum, i manifestanti lo avevano circondato, impedendo ai dipendenti pubblici di lasciare l'edificio. Scene già viste, lancio di bombe carta incendiarie, bottiglie, sassi e gomme squarciate alle auto dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, dopo due notti di guerriglia, ha parlato di duecento feriti, di cui quaranta agenti e una sessantina di fermi.

A dirigere le operazioni, la Policía Nacional che, dopo le accuse di eccessivo uso della violenza del 2017, sta usando più fumogeni che manganello.

Lunedì sera la notizia di un giovane manifestante colpito al volto da un proiettile di gomma (ha poi perso un occhio) e di un altro uomo ferito gravemente al pube. Nel pomeriggio di lunedì, quando la rabbia per la sentenza aveva iniziato a montare, in modo disordinato e violento, la guerriglia con la Guardia Civil si era spostata all'aeroporto cittadino El Prat: qui un migliaio di persone ha tentato prima di occupare le piste, poi ha invaso la sala degli arrivi, bloccando la linea ferroviaria che collega la città. Gli scontri sono andati aventi fino alla mezzanotte. Soltanto martedì mattina, El Prat ha riaperto le porte, sotto il controllo blindatissimo delle autorità di sicurezza.

Quim Torra, presidente della Catalogna si è complimentato con i manifestati che hanno fatto collassare, lunedì sera, l'aeroporto El Prat, che ha cancellato 150 voli in due giorni. Torra ha giustificato pienamente le violenze di Tusnami Democartic, la fronda più violenta della protesta. Torra ha sottolineato che presto i catalani celebreranno un nuovo referendum. L'ex governatore catalano Carles Puigdemont, da Bruxelles dove è sfuggito al verdetto del Tribunale Supremo, ha alzato il tono dello scontro, invitando tutti catalani a continuare le proteste. Attraverso un video-denuncia, Pep Guardiola, ex calciatore e allenatore del Barcellona, ora al Manchester City, è intervenuto: «Madrid deve attuare una soluzione politica e democratica, perché siamo a una deriva militare». attaccato dai partiti di destra spagnoli.

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