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Anm, il giallo del buffet al circolo Gdf

Polemica su un evento per finanziare il No: annullato. E in tribunale spuntano i manifesti

Anm, il giallo del buffet al circolo Gdf

L'ultima impresa dell'Anm in campo contro la riforma della giustizia è fallita sul nascere ieri, quando il manifesto della "prima festa del distretto" del Lazio, prevista per "mercoledì 4 marzo ore 20.30", ha travalicato la chat dei magistrati in cui girava da ore. "Per fortuna non faccio più parte dell'Anm da anni", ha scritto il togato che l'ha condiviso. Il volantino, con l'intestazione dell'Anm del Lazio, annunciava "buffet & dj set - 60 euro", sottolineando che "il ricavato sarà devoluto al comitato Giusto dire no", motivo per il quale era stato inserito anche l'iban per il pagamento, riconducibile all'Anm di Roma.

Fin qui nulla di trascendentale, se non fosse che la festa di raccolta fondi contro la riforma della giustizia del governo Meloni si sarebbe tenuta a Villa Spada, location romana del Circolo della Guardia di Finanza. Eppure, non appena la kermesse è stata resa pubblica, e la notizia rilanciata in esclusiva dal nostro quotidiano, l'evento è stato annullato. Per dipanare la matassa sullo stop all'iniziativa che ha creato non pochi imbarazzi, Il Giornale ha prima contattato il circolo militare, che però non era autorizzato a fornire informazioni sugli eventi non direttamente pubblicizzati da Villa Spada. L'ufficio stampa dell'Associazione Nazionale Magistrati sosteneva di non saperne nulla. Infine in serata, dopo aver ricostruito tutta la vicenda, fonti qualificate ci hanno confermato che l'Anm aveva ottenuto la sala a seguito di una richiesta ufficiale pervenuta per mail alla Finanza, in cui però le toghe rosse avevano indicato che si trattava di un "evento di carattere conviviale", senza fare minimamente riferimento al fatto che la festa della sezione, in realtà, fosse l'occasione per raccogliere fondi per il No. E che i magistrati avrebbero omesso la finalità della festa lo dimostra il regolamento di Villa Spada, che pone "il divieto assoluto di concedere la location per eventi di carattere politico o commerciale", spiega una fonte qualificata.

Insomma, i togati avrebbero agito all'insaputa del Corpo. Così come aveva anche ipotizzato il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. "È gravissimo che la magistratura e l'associazione che la rappresenta abbiano avuto l'arroganza di chiedere una struttura che fa capo a un corpo di polizia per raccogliere soldi per il No. Sarebbe stato grave anche il contrario", ha detto. Questa cena sembra l'ennesimo inciampo dei sostenitori del No che si aggiunge ai manifesti collocati dalle toghe rosse all'interno del tribunale di Reggio Calabria. "Disseminando il Tribunale con quei cartelli, l'Anm ha compiuto un atto di teppismo elettorale gravissimo", ha dichiarato Giorgio Mulè, responsabile della campagna per il Sì al referendum di Fi.

Condanna anche dall'Unione Camere Penali Italiane: "Quei luoghi sono affidati alla magistratura per l'esercizio della giurisdizione in nome del popolo italiano, non per farne strumento di propaganda". Ma la Giunta esecutiva dell'Anm reggina, si difende, parla di "strumentale stigmatizzazione" e rivendica "la libertà di espressione di tutti i magistrati".

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