In fondo, detto in estrema sintesi, il triangolo virtuoso su cui si fonda la riforma della giustizia al vaglio degli elettori è il seguente: merito, imparzialità e sorteggio.
Sorteggio che per i magistrati, compresi quelli che sbraitano contro in quanto a favore del No, riguarda circa i 2/3 dei nuovi organismi, i 2 CSM e l'Alta Corte di Disciplina.
I sorteggiati non sarebbero cittadini qualsiasi ma dei magistrati chiamati anche a decidere della vita, della morte, della libertà, dei diritti dei cittadini.
Perfettamente, quindi, in grado di sedere in uno dei tre organismi sulla base del sorteggio. A proposito del sorteggio c'è una sorta di eterogenesi dei fini: il costituzionalista, saggista ed editorialista che più e meglio ha illustrato a suo tempo le ragioni del sorteggio, per organismi di tipi istituzionale, è Michele Ainis. Una specie di piccolo Walter Bagehot all'italiana, visto che ha sempre praticato specie su Repubblica (onorando questa sua appartenenza), l'arte giornalistica.
Da lui che è anche in qualche modo un collega e amico ho appreso le possibili virtù del sorteggio anche in una democrazia moderna.
Tornando alla riforma dell'ordinamento della giustizia, il sorteggio è fondamentale per spezzare il gioco delle fazioni para politiche che invece grazie al collegamento fra Anm e Csm impazzano nell'attuale Csm.
Come Ainis sa bene, già dall'antica Grecia il sorteggio era teso anche a prevenire il rischio di corruzione o maneggi vari. Così come potrebbe essere oggi, visto che il sorteggio è quanto di più imparziale ed egualitario si possa sostenere. Del resto Erodoto ci ha sempre ricordato come il sorteggio era modello di fondo per quella culla della democrazia che è stata Atene oltre 2500 anni fa. L'amico Ainis rischia quindi una sorta di eterogenesi dei fini, visto che fornisce buone armi culturali per chi si deve contrapporre ai troppi pasdaran del No in servizio permanente effettivo.
Ainis conosce benissimo la formula del canto IX dell'Odissea per cui "i ciclopi
non hanno assemblee".Nell'attuale campagna del referendum per fortuna non troviamo ciclopi ma gli elefanti nelle delicate cristallerie del principio dell'imparzialità per la magistratura cominciano ad essere un po' troppi.