Aprile ad "auto zero": produzione giù del 100%. Rimbalzo Pil più lontano

Col lockdown giù tutta l'industria italiana: -42,5%. Bomba occupazione in autunno

Potrebbe venire la tentazione di leggere il dato come la conseguenza naturale delle vendite di aprile, quando in 20 giorni in tutta Italia furono vendute poche migliaia di auto. Ma c'è dell'altro. Lo stesso mese, il peggiore della crisi più nera, la produzione industriale è crollata e il settore dell'auto ha registrato un record destinato a restare nei libri di storia. In un contesto generale disastroso, con un indice in calo del 19,1% rispetto a marzo e addirittura del 42,5% se confrontata allo stesso mese del 2019, la produzione di auto è calata del 100% rispetto al mese precedente e del 98,4% rispetto allo stesso mese del 2019.

L'Anfia, l'associazione che riunisce i produttori di automobili, ha tradotto le statistiche in unità prodotte. In un mese dalle fabbriche italiane sono uscite 400 vetture, contro le 49mila dell'aprile 2019.

Difficile trovare paragoni, visto che anche in tempo di guerra la produzione di veicoli aumenta, in forme diverse. Il crollo causato da coronavirus e dal lockdown ha invece investito tutti i settori. La produzione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi è scesa del 73,1% nel mese e del 39,4% nel cumulato. Quella della fabbricazione di parti e accessori del 75,4% nel mese e del 33,4% nel cumulato.

Aprile è stato il mese peggiore per l'economia. La frenata della produzione industriale rispetto al mese precedente è stata del 19,1%. Segno tangibile di una crisi che è in parte dovuta a una contrazione della domanda, ma è soprattutto legata all'offerta, cioè al blocco delle attività economiche.

La produzione in Lombardia, nei primi tre mesi dell'anno è tornata indietro di dieci anni e crolla al -10%, con l'artigianato che ha fatto anche peggio, perdendo il 13,2% secondo dati UnionCamere.

Le attese sono concentrate su una possibile ripresa dell'economia, a partire dai dati della produzione e degli ordinativi dei prossimi mesi, trainati dalle aziende che devono ricostituire le scorte. Ma il rischio è che la crisi prosegua e si aggravi quando arriveranno le conseguenze sul mercato del lavoro.

L'emergenza sanitaria legata alla pandemia da Coronavirus è diventata una crisi economica e «diventerà una crisi sociale», ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Quando sarà finita la cassa integrazione e «sarà rimessa in discussione la possibilità di licenziare le aziende dovranno tagliare il personale. Noi prevediamo un forte aumento della disoccupazione».

Per il centro studi di Confcommercio i dati sono «drammatici, attesi e superati». Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi «andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell'economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese».

«Dopo il -28% di marzo, la produzione ha perso un altro 19% ad aprile; rispetto ai livelli di inizio 2018 siamo sotto di un 50 per cento. Questi cali sono un pericolo per il tessuto industriale, perché alcune realtà non si rialzeranno più», ha commentato Maurizio Mazziero, fondatore di Mazziero Research. Possibile, insomma che il rimbalzo tanto atteso e previsto da Istat, Ocse e altri, non ci sia.

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