Aprile, apocalisse dell'auto. Venduti meno di 500 veicoli

Bilancio choc dopo dieci giorni: -99% il giro d'affari Il settore: "Liquidità finita, ora incentivi dal governo"

Aprile, apocalisse dell'auto. Venduti meno di 500 veicoli

O il governo si sbriga a varare un provvedimento urgente allo scopo di stimolare nell'immediato il mercato dell'auto o il settore rischia il coma irreversibile. E proprio aprile è destinato a risultare il peggior mese della storia, escludendo i periodi bellici. Le prime stime vedono le immatricolazioni precipitare quasi del 100% (in marzo il dato finale era stato di -85,4%). In pratica, si stanno vendendo una cinquantina di vetture al giorno, ovviamente solo online. In tempi normali si veleggia tra le 4mila e le 5mila auto acquistate quotidianamente. A ieri, il mercato italiano segnava -99%, mentre al 9 aprile il numero complessivo dei veicoli venduti era di 493, di cui 271 auto e 222 furgoni.

Le aziende del settore sono ormai a secco di liquidità e l'impatto della crisi scatenata dal coronavirus e dal conseguente lockdown «può essere devastante - precisa Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae, l'associazione delle Case estere che rappresenta il 76% del mercato con ricavi per 53 miliardi - su una filiera caratterizzata da imponenti investimenti ed elevati costi fissi in strutture e personale». «L'Italia - ricorda - è anche il mercato impattato in modo più drammatico».

Due le stime per la chiusura d'anno: poco più di 1 milione di unità vendute (la peggiore); 1,3 milioni (la più «ottimistica»). Nel 2019 le immatricolazioni erano state di oltre 1,9 milioni.

Unrae, che parla di «tempesta perfetta», ha presentato nei giorni scorsi al governo un piano dettagliato che prevede incentivi, defiscalizzazione, adeguamento fiscale e aiuti a livello industriale: tutte proposte, per la maggior parte condivise con le altre realtà della filiera (Anfia, Federauto e anche Fca) con un impegno stimato di 3 miliardi da attuare in 18-24 mesi.

«Ma bisogna fare presto - interviene l'ad di una Casa automobilistica - e si potrebbe varare subito un intervento che provochi una ripartenza violenta, prendendo in considerazione il forte stock di vetture con motori Euro 6.2, quindi di ultimissima generazione. Una norma urgente sulla rottamazione, con un incentivo per esempio di 2mila euro, potrebbe infatti favorire l'acquisto di queste macchine allo scopo di dare immediato respiro al mercato e ai flussi di cassa, ripulendo le strade dai mezzi più datati». Lo stock in questione è soprattutto composto da veicoli con emissioni oltre i 95 grammi/km di CO2; metterli sul mercato, a fronte della rottamazione delle vetture più vecchie, faciliterebbe le aziende a concentrarsi di più sulla produzione di quei mezzi in grado di rispettare le nuove norme sulle emissioni.

Situazione da profondo rosso anche nel comparto del noleggio e delle flotte aziendali rappresentato da Aniasa. Marzo ha confermato il quasi totale azzeramento delle nuove vetture a noleggio (-88%). Crisi sanitaria e misure restrittive collegate hanno drasticamente ridotto le attività dell'affitto a breve termine e del car sharing, e bloccato le nuove immatricolazioni nel lungo termine

Il presidente Massimiliano Archiapatti chiede al governo il ripristino del superammortamento, l'allineamento al resto dell'Europa della tassazione italiana sull'auto aziendale e l'estensione dell'ecobonus alle vetture usate più green.

In forte sofferenza sono poi i mezzi pesanti per i quali il presidente di Unrae Veicoli Industriali, Franco Fenoglio, stima un 2020 con cali di immatricolazioni tra -30% e -40%.

Paolo Magri, a capo di Confindustria Ancma (moto, biciclette e accessori), ha deciso di scrivere direttamente al premier Giuseppe Conte.

«L'Italia - così la lettera-appello al presidente del Consiglio - è leader in Europa nella produzione di ciclomotori, motocicli e biciclette. Siamo il Paese che vanta il maggiore parco circolante di 2 ruote a motore del continente. Le aziende generano ricavi per 5 miliardi e danno lavoro a 60mila persone. Il mercato ha caratteristiche stagionali e la serrata in corso coincide con l'inizio del picco di vendita. La nostra rete commerciale conta circa 5mila negozi: microimprese, spesso a gestione familiare, prive di quella struttura finanziaria che consenta di sopravvivere a una lunga inattività, ma con le caratteristiche idonee ad applicare tutte le misure di prevenzione al contagio».

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