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Arma di distrazione di massa: il senatore 5S si getta su Hydra per alimentare sospetti a destra

Il pretesto per discutere delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord è l'inchiesta Hydra

Arma di distrazione di massa: il senatore 5S si getta su Hydra per alimentare sospetti a destra
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Milano è contesa da più mafie, autoctone e straniere, dove il sodalizio criminale Hydra ha uno spazio non decisivo. Sul capoluogo milanese e sul suo hinterland gli appetiti di 'ndrangheta, camorra, mafia siciliana e pugliese devono fare i conti con la ferocia degli albanesi, i traffici dei marocchini e la ricca mafia cinese dedita al riciclaggio. Un quadro disarmante, quello dipinto dalla Procura milanese arrivata intorno a mezzogiorno in Prefettura dove l'aspettava la delegazione della commissione Antimafia guidata da Chiara Colosimo, che in mattinata aveva già incontrato il prefetto Claudio Sgaraglia, il questore Bruno Megale, il comandante provinciale dei Carabinieri generale Rodolfo Santovito, il comandante provinciale della Guardia di Finanza generale Andrea Fiducia e il colonnello Giuseppe Furciniti, Capocentro della Dia.

Il pretesto per discutere delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord è l'inchiesta Hydra, il consorzio di mafia, camorra e 'ndrangheta che avrebbe provato a lusingare alcuni politici di centrodestra attraverso il presunto referente del sodalizio, quel Girolamo Amico oggi collaboratore di giustizia pizzicato da Report mentre si faceva un selfie elettorale con Giorgia Meloni nel 2019.

Nella delegazione, oltre ai dem Walter Verini e Debora Serracchiani, al senatore Sandro Sisler di Fdi e alla Avs Elisabetta Piccolotti c'erano anche i grillini Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato, quest'ultimo uscito con le ossa rotte dalle ricostruzioni della deposizione del procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca e dalle rivelazioni dei giornali, non certo lusinghiere nei confronti del lavoro di ricostruzione della commissione e della stessa presidente Colosimo. Una circostanza che qualche perplessità l'ha destata tra i magistrati presenti all'incontro: assieme al Procuratore capo Marcello Viola, che avrebbe manifestato il suo dispiacere per un organico antimafia ridotto al lumicino (solo 12 applicati in Antimafia) c'erano anche gli autori delle principali inchieste di mafia: Alessandra Cerreti di Hydra assieme a Rosario Ferracane, che ha indagato sui traffici di droga legati alle curve di Inter e Milan, il pm di Equalize Francesco De Tommasi e Eugenio Fusco che segue anche l'inchiesta sul commercialista di Report Giangaetano Bellavia. Qualche domanda sulle possibili connessioni tra le inchieste di mafia e specifici esponenti di Fdi è sembrata strumentale e avrebbe messo in imbarazzo i magistrati, almeno questa è stata l'impressione di alcuni parlamentari presenti ma abbottonatissimi, quasi a dar ragione al Pd David Gentili, ex componente dell'Antimafia contrario al blitz milanese: "Così la Procura deve decidere se rispondere ai parlamentari, rischiando di danneggiare le indagini".

Pietro Pittalis di Forza Italia, uscito pochi minuti prima delle 16 assieme all'azzurro Mauro D'Attis, sottolinea invece che l'allarme della Procura sulle mafie straniere non deve passare inosservato, tanto da aver manifestato al Giornale la necessità di un focus su questa emergenza.

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