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Artisti in piazza contro i calciatori. Franceschini: "Ora tutti uguali"

Dopo la scelta del governo di aprire l'Olimpico al 25% per gli Europei, occupazioni di teatri in tutta Italia: "Folle discriminazione". Il ministro: "Cinema e sale al 50%". Summit il 22 aprile

Artisti in piazza contro i calciatori. Franceschini: "Ora tutti uguali"

Il mondo dello spettacolo si ribella dopo la decisione del governo di autorizzare la presenza del pubblico negli stadi (25% della capienza) per gli Europei. Artisti, cantanti e attori scendono in campo per chiedere le stesse regole, adottate per le partite di calcio, anche per teatri, concerti, mostre e cinema. Il ministro della Cultura Dario Franceschini si schiera con loro («sarò il vostro portavoce») e preme sul Comitato tecnico scientifico: «Intendo fare tutto il possibile per garantire una riapertura».

La giornata di ieri inizia con la dura reazione del mondo dello spettacolo alla notizia del via libera del governo Draghi alla presenza dei tifosi negli stadi. Partono dichiarazioni di fuoco. Passano poche ore e si passa ai fatti: una sessantina i membri (tutti «tamponati») di una rete composta da collettivi di lavoratori dello spettacolo e della cultura occupa il Globe Theatre a Roma, il teatro elisabettiano nel cuore della Capitale creato grazie a Gigi Proietti. Nel pomeriggio il ministro della Cultura Franceschini è atteso alla Camera per il Question time. Ma non c'è tempo: la protesta si infiamma. «Se è possibile accedere in uno stadio con 16 mila persone per il calcio deve essere possibile anche per un concerto. Il mondo della cultura non può essere trattato in questo modo» attacca Enzo Mazza, presidente di Fimi, la Federazione dell'industria musicale italiana. Franceschini prova a placare gli animi spiegando che «sia nell'audizione di lunedì sia nelle proposte inviate al Cts, ha chiesto che, nel caso in cui si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi». Poi mette sul tavolo la proposta: riapertura di cinema, teatri, sale da concerto con l'occupazione di posti al 50% della capienza, uno occupato ogni due. Con un massimo di 500 spettatori al chiuso e 1000 all'aperto. Il precedente protocollo ne prevedeva esattamente la metà. In caso di eventi straordinari addirittura si propone di allargare ancora quei numeri prevedendo però protocolli specifici come l'obbligo di tampone negativo per tutti i partecipanti. Obbligatoria in ogni caso la mascherina per tutta la durata dello spettacolo. Percorsi separati per entrate e uscite. Divieto di consumare pop corn o coca cola in sala per evitare il rischio di abbassare le mascherine. Inizia la trattativa.

Ma la protesta non si placa. Alla voce di Mazza se ne aggiungono altre. «Apprendiamo con grande felicità la notizia della possibile partecipazione dei circa 16 mila spettatori alle quattro partite degli Europei, è ottima per il settore sportivo visto che tutti hanno bisogno di rialzarsi e di provare a ripartire. Quello che ovviamente auspichiamo, è che gli stessi criteri vengano applicati per il settore dello spettacolo e della musica dal vivo» commentano i vertici delle maggiori agenzie di musica live operanti in Italia, Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners), Clemente Zard (Vivo Concerti). «Lo spettacolo è discriminato e vorrei capire perché» insorge Carlo Fontana presidente dell'Agis stamane a Che giorno è su Rai Radio 1. Si schiera il presidente della Siae Giulio Rapetti Mogol: «Se si apre al mondo dello sport si deve aprire, negli stadi o in spazi analoghi, anche agli eventi culturali». L'occupazione del Globe Theatre continua.

Nel pomeriggio arriva il ministro Franceschini con una promessa: un incontro al ministero il prossimo 22 aprile al quale prenderà parte anche Andrea Orlando, titolare del dicastero al Lavoro.

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