Assalto alla diligenza sul Recovery. Ma il debito non potrà aumentare.

Pressi su Gualtieri, che però frena sulle nuove spese.

Si può trattare su tutto, ma non sull'impatto che il Recovery avrà sul debito. Anche il vertice politico di ieri sui fondi europei non ha scalfito l'unico paletto piazzato dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, regista «tecnico» della trattativa. Parte delle risorse in arrivo dall'Europa coprirà progetti già decisi e quindi finanziati e inclusi nel tendenziale dei conti pubblici. Un'altra parte finanzierà nuovi progetti. I progetti avviati valgono 66,6 miliardi, contro i 143,3 dei «nuovi progetti». A chiedere una scelta più coraggiosa su questo fronte era stata Italia Viva di Matteo Renzi. Le ultime bozze del Recovery confermano quella che a tutti gli effetti sembra essere una condizione implicita chiesta dall'Unione europea.
Il ministero dell'Economia e la Commissione europea sono in costante contatto. «Stiamo parlando con il governo italiano, così come parliamo con gli altri governi, ma nello specifico ci sono ottimi progressi», ha assicurato ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Che ha anche ricordato come il giudizio sulle riforme sarà subirdinato all'attuazione riforme, policy green e piani che riguardano il digitale.
L'impressione è che per l'Italia, che potrà usufruire della quota più consistente del piano e incassa anche un abbozzo di mutualizzazione del debito, ci sia una condizionalità in più, che consiste appunto nel tenere sotto controllo il debito, impiegando parte delle risorse del Recovery per finanziare debito già previsto nel tendenziale.
Per quanto riguarda gli investimenti sul digitale, 10 miliardi serviranno per la pubblica amministrazione, tra i capitoli green, 31,4 miliardi dei 67 previsti andrebbero alla riqualificazione energetica degli edifici, quindi anche al superbonus al 110% per cento. Per quanto riguarda le infrastrutture, 11,7 miliardi dei circa 32 previsti serviranno a finanziare misure per l'alta velocità già decise.
La parte più consistente delle nuove risorse vanno alla scuola con 22,2 miliardi sui 26 complessivi, in particolare per «potenziamento della didattica» e diritto allo studio. I 18 miliardi per la sanità sono per 5,3 miliardi nuove risorse.
Misure provvisorie. Ieri sera, a vertice ancora in corso, Italia viva ha chiesto al governo prima di conoscere il piano di Gualtieri nel dettaglio, poi di modificarlo recependo altre proposte dei renziani, oltre all'aumento delle risorse per la Sanità. Iv ha anche insistito nel potenziare le nuove spese rispetto ai rifinanziamenti.
Richiesta difficile da ottenere. Poi c'è il pressing delle categorie, molte deluse dalle bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Negativo il giudizio di Assoturismo: «Non siamo ancora soddisfatti sulle somme destinate al Turismo. Si parla di una cifra più che raddoppiata dagli iniziali 3 miliardi che lievita a 8 ma c'è anche il comparto Cultura. È ancora poco rispetto al fatto che il Turismo rappresenta il 13,5% del Pil», ha protestato il presidente Vittorio Messina.
Giudizio negativo anche per Conftrasporto il cui presidente Paolo Uggè parla di «negligenza» del governo.
Per Ettore Prandini di Coldiretti «con i tagli all'agroalimentare si ferma la decisa svolta verso la rivoluzione verde in atto nel Paese, che rappresenta l'obiettivo degli stessi fondi comunitari».
Il consiglio dei ministri che adotterà il piano si terrà con tutta probabilità la prossima settimana. Fino ad allora tutto il recovery italiano sarà condizionato dalla trattativa.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 09/01/2021 - 17:29

Loro sanno quello che fanno, con Gualtieri al comando. Il problema è che noi non lo sappiamo.