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Assalto alla Lega: 38 big schedati. Cercavano persino i rimborsi di Salvini

La caccia è partita nel 2018 con il boom elettorale. Le migliaia di "Sos" di Striano

Assalto alla Lega: 38 big schedati. Cercavano persino i rimborsi di Salvini

Il dossieraggio contro la Lega per demolire Matteo Salvini. C'è un disegno politico preciso, delineato nelle migliaia di pagine dell'inchiesta sul verminaio dell'Antimafia, che svelano l'ossessione degli spioni per il Carroccio. Gli indizi della macchinazione contro Salvini sono impressi nel momento cruciale in cui iniziano le intrusioni compulsive alle banche dati da parte del finanziere Pasquale Striano, che per gli inquirenti agiva come un agente sotto copertura su istigazione dei giornalisti di Domani. Poi nel numero incredibile di intrusioni illecite alle Sos, nella mole degli atti secretati inviati ai giornalisti di sinistra e alle esclusive che i cronisti cucinavano per gettare fango su Salvini. Il leader del Carroccio, in questi anni, lo aveva ripetuto come un mantra di essere perseguitato da certa stampa, ma il suo grido dall'allarme era rimasto inascoltato, producendo invece critiche e attacchi per aver supposto che gli scandali fossero la conseguenza delle inchieste giornalistiche preparate a tavolino.

È solo quando nel marzo del 2024 si è scoperchiato il vaso di Pandora del dossieraggio all'Antimafia che è emerso che Salvini aveva ragione. E oggi sappiamo anche dove fosse il tavolino e chi, quando e perché vi fosse seduto a banchettare. L'inchiesta passata dal procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone all'aggiunto di Roma Giuseppe De Falco mette nero su bianco che la spasmodica ossessione degli spioni per la Lega inizia, non a caso, subito dopo l'exploit di Salvini alle elezioni Politiche del 4 marzo 2018, che lo avevano incoronato leader più amato della coalizione del centrodestra, primo con il suo 17,4% (l'anno dopo alle Europee superò il 34%). Da quel momento Striano aveva cominciato a compulsare illegalmente il sistema analisti su richiesta dei cronisti di Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, definiti "istigatori" delle condotte del servitore dello Stato, al quale commissionavano le ricerche di migliaia di documenti coperti da segreto, attraverso cui cucinavano poi gli scoop pubblicati in prima pagina per colpire gli avversari politici.

Primi tra tutti appunto la Lega, il partito più dossierato con i suoi 38 big attenzionati. Per creare gli scandali ad hoc e gettare il fango al fine di erodere i consensi del Carroccio, Striano ha saccheggiato sui richiesta degli indagati una mole incredibile di Sos, inviate al team di Domani tra il 21 maggio 2018 e il 21 ottobre 2022, e confluite, come accertato dagli inquirenti, in almeno 30 dei 57 articoli "contenenti informazioni tratte da segnalazioni di operazioni sospette, tutte consultate dal medesimo Striano in date precedenti alla pubblicazione".

Tra i dossier più martellanti contro Salvini c'è la campagna serrata sui 49 milioni, partita non appena il segretario del Carroccio fu designato nel ruolo di ministro e l'attenzione mediatico-giudiziaria su Salvini era alle stelle. Non a caso la Sos illegalmente setacciata da Striano e inviata a Tizian riguarda Angelo Lazzari, definito dagli spioni "il manager dei misteri finanziari della Lega". Un nome che è contenuto nel rapporto del gruppo Sos, la squadra che sotto il comando di Striano ha controllato decine di nominativi di leghisti e società, tra cui Andrea Manzoni e Alberto di Rubba, rispettivamente direttore amministrativo e revisore legale del gruppo Lega - Salvini premier alla Camera e al Senato. Un assalto giornaliero all'Ok Corral frutto di intrusioni illecite, seguite dalla trasmissione degli atti riservati a Tizian, che a febbraio 2019 firma insieme all'altro indagato Vergine Il libro nero della Lega, un volume in cui, oltre al caso dei rimborsi elettorali di Umberto Bossi, gli autori ripercorrono la vittoria di Salvini che, "per sfondare al Sud si è circondato di personaggi equivoci". Ed ecco partire il filone dell'ombra della 'ndrangheta, cucinato con 159 file da cui reperire un'intercettazione di un affiliato intento a sproloquiare mentre Salvini era in tour in Calabria per festeggiare la vittoria del marzo 2018. E l'hanno usata nella calda estate del 2021 per lanciare la bomba su Domani: "La 'ndrangheta vota Lega: ecco i verbali dei boss". È proprio nell'estate del Papeete che Striano ha compulsato i sistemi analisti per tirare fuori dal cilindro Gianluca Savoini e il soldi da Mosca, con la nuova fanfara del Russiagate, o l'affaire droga su Luca Morisi, mentre Salvini e la sua politica dei porti chiusi avevano portato l'allora ministro dell'Interno a finire nel mirino dei pm. Un attacco congiunto, politico, giudiziario e mediatico che, dai primi atti dell'inchiesta, sembrava essersi consumato senza spiate dirette a Salvini. Invece gli approfondimenti investigativi hanno dimostrato che anche il leader della Lega è nella lista dei dossierati. Il suo dossier, però, era ben nascosto nella Sos UF201900000000668868, "non di interesse della Dna" e quindi ritenuta abusiva, contenuta nell'articolo "Così la Lega ha bruciato i 49 milioni che deve ridare", pubblicato su Domani il 18 settembre 2020 a firma di Emiliano Fittipaldi, mai indagato, e Tizian.

Infatti a quella Sos sulla Lega Nord era allegata la relazione tecnica dell'Uif e l'estratto conto di Banca Intesa, in cui era riportata la schermata di due bonifici disposti dal conto corrente del partito a Salvini, il quale, tra il 22 marzo e il 31 agosto 2018, aveva legittimamente ricevuto 24mila euro di quei 49

milioni "bruciati". E con il segretario si chiude il cerchio sull'ossessione degli spioni per la Lega, che in quattro anni di attività illecita hanno passato ai raggi X tutto il partito per tentare di annientare Salvini.

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