"È fuori dubbio che c'è una attitudine diffusa a una libertà di parola selettiva. C'è una sorta di monopolio da parte di certi contesti ideologici: loro possono sempre parlare, gli altri non ne hanno facoltà. È assurdo". È duro il commento di monsignor Antonio Suetta, vescovo di Sanremo, su quanto sta avvenendo nella sua città dove il comico Andrea Pucci ha annunciato di voler rinunciare a partecipare al Festival di Sanremo. "Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!", ha detto il comico.
Eccellenza, come valuta la decisione di Pucci?
"Non entro nel merito di questo caso specifico. Dico solo che la storia viene da lontano. Ricordo ancora quando all'Università La Sapienza fu impedito a Benedetto XVI di tenere una conferenza. E poi ci sono stati ministri a cui è stato tolto il diritto di parlare. Impedire a tutti di parlare non è né intelligente né libero. È l'atteggiamento tipico della dittatura. Ognuno è libero di avere un'opinione contraria ma la strada non è quella di impedire all'altro di parlare".
Dunque sarebbe giusto che il comico tornasse sui suoi passi?
"Sul caso specifico non saprei. Dico solo che sulle battaglie di civiltà non bisogna mollare. Ci sono certe narrative che sembrano essere il monopolio di una determinata parte sociale o politica. C'è una cultura di sinistra che rivendica per sé l'essere cultura, come se gli altri fossero una subcultura. Se una persona non canta nel coro del politicamente corretto allora non si può esprimere. Mi sembra ridicolo".
Pucci viene additato come fascista
"Sono epiteti che spesso vengono usati in maniera indefinita senza precisi contorni. Il fascismo storicamente e oggettivamente è finito. Chiunque si esprime non cantando la canzone dominante viene etichettato: fascista, omofobo, negazionista. Sono bollini di intolleranza. Semplicemente esprimono un parere diverso".
Il suo invito è dunque ad andare a Sanremo?
"L'opportunità di poter dire un pensiero e trasmettere un'idea a una platea così vasta può essere una bella opportunità.
Mi auguro che il dibattito sia vivace, perché la molteplicità di opinione è il sale che dà gusto alla convivenza civile e anche alla democrazia. Altrimenti è pensiero unico. Ognuno deve poter esprimere la propria opinione anche se è controcorrente".