Attese, voci registrate e numeri a pagamento Consolati inutili per ottenere informazioni

Da Londra a Parigi, impossibile avere delucidazioni al telefono sul voto

Attese, voci registrate e numeri a pagamento Consolati inutili per ottenere informazioni

Roma I dubbi sulla sicurezza e segretezza del voto espresso dagli italiani all'estero rimbalzano su media e social network. I nostri connazionali si trovano nella cassetta della posta la lettera spedita dal premier, Matteo Renzi, e pure il kit per il voto mandato dall'ambasciata. Istruzioni, la scheda non timbrata, buste preaffrancate. Come previsto da un sistema che non sembra impeccabile. Tanto che in molti scrivono, anche al Giornale, per avere chiarimenti, esprimere dubbi e sperare in rassicurazioni. Gli incerti potrebbero rivolgersi al proprio consolato per chiedere lumi. Ma forse non otterrebbero molte risposte. Ci abbiamo provato noi, non è andata benissimo.

Il primo tentativo lo facciamo con Berlino. Dopo una trentina di secondi di squilli a vuoto ci risponde una voce registrata, estremamente flemmatica, che ci informa sulle competenze territoriali della cancelleria consolare e rimanda, per altre informazioni, sul sito web del consolato (che offre un link con informazioni istituzionali sul referendum), prima di offrire una serie di opzioni. Premiamo il tasto sei per «assistenza». La voce diventa tedesca, pronuncia un numero e poi conclude perentoria: auf wiedersehen. Arrivederci, Berlino, anche se sulle modalità del voto non ci hai detto molto. Proviamo con Londra, sempre di buon mattino. Purtroppo però, apprendiamo dal sito web, gli uffici del consolato londinese rispondono al telefono solo per 3 ore a settimana, ossia dalle 15 alle 16.30 il martedì e il giovedì. Se è venerdì tocca aspettare. Oppure pagare. Perché, ci informa la cortese voce registrata, «è disponibile, al costo per utente di 75 centesimi (di sterlina, ndr) al minuto, il servizio di call center dell'agenzia esterna VFS global (multinazionale indiana con sede in Svizzera), raggiungibile al numero 09067530251». Interessante esternalizzazione, ma poi quelli di VFS che ne sanno della permeabilità o meno del sistema di voto per gli italiani all'estero? D'altra parte, ci avvisa ancora la vocina, «è sempre possibile contattare direttamente ciascun ufficio del consolato agli orari di ricezione delle telefonate indicati sul sito internet, si avverte tuttavia che stante l'elevato flusso di chiamate, i tempi potranno essere lunghi». Magari rispondendo per più di 3 ore a settimana si potrebbero anche accorciare.

Facciamo Brexit e spostiamoci in Spagna, chiamando il consolato italiano a Barcellona. Solita voce, stavolta femminile, solite opzioni da digitare sulla tastiera, e poi, anche qui: «Per parlare con un operatore, chiamare il numero a pagamento 807300747». Unica opzione per sfuggire dalla vocina registrata è dunque il «call center consolare», che però, appunto, ha un costo (da 0.91 a 1.27 euro al minuto), e non sappiamo se fornisca risposte anche ai dubbi elettorali.

L'ultimo test è con Parigi, l'inizio non è confortante: «Tutti gli operatori sono occupati», esordisce la voce registrata, che prosegue spiegando che «l'ufficio Aire riceve solo su appuntamento». Ma, a sorpresa, annuncia: «Per ulteriori informazioni restare in linea, un operatore risponderà non appena possibile». E infine eccolo, un umano dal chiaro accento francese al quale riversare i nostri dubbi: «La scheda mi è arrivata non timbrata, è normale?». La risposta è un po' vaga: «La sigla che c'è non è una firma, è una sigla che è stata emessa dai responsabili del sistema elettorale del ministero, non so, è stata emessa per tutti così». E la scheda «verrà già scannerizzata col codice a barre della persona che ha votato ed è totalmente... come dire?». Azzardiamo: «Sicuro?». «Sicurissimo - replica l'operatore - non ci sono problemi. Au revoir».MMO

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