Gli audio inediti di Palamara con il "Corriere" e le toghe

Al centro dei discorsi la nomina del procuratore di Roma e le carte dell'inchiesta di Perugia. Il ruolo di Davigo

Gli audio inediti di Palamara con il "Corriere" e le toghe

Nuove contestazioni, nuove rivelazioni. Luca Palamara è sempre al centro della scena. La procura di Perugia gli ha appioppato un reato pesantissimo, la corruzione in atti giudiziari, lui va in tv, da Massimo Giletti, con alcuni audio inediti. «È la voce del trojan che intercettava l'ex numero uno dell'Associazione nazionale magiatrati», sintetizza il conduttore. Altri nomi, altri episodi, altre trame in alta definizione. Come essere al cinema e invece siamo nel cuore delle istituzioni. C'è tantissimo materiale nel bagaglio del potente ex consigliere del Csm, al centro di una ragnatela di rapporti opachi, solo in parte raccontati dall'indagine di Perugia. L'ex pm di Roma ha svelato quei maneggi nel best seller di questo inizio del 2021, Il sistema, scritto a quattro mani con Alessandro Sallusti.

Ora Palamara va a La7 e aggiunge altre tessere al suo inquietante e inesauribile mosaico. Un carosello di riunioni, richieste, colloqui con i politici amici puntualmente registrati dal trojan inserito nel telefonino del leader di Unicost.

Ecco dunque i retroscena, le pressioni, i dialoghi per la nomina del nuovo procuratore di Roma, al posto dell'uscente Giuseppe Pignatone. La notte fra l'8 e il 9 maggio Palamara all'Hotel Champagne si è trovato con cinque colleghi del Csm, Cosimo Ferri e poi Luca Lotti per accelerare sulla pesantissima scelta. È solo l'inizio.

Non è l'arena parte dal giorno dopo, il 9 maggio, e si sofferma su quel che accade nelle settimane successive. Giletti mostra frammenti degli audio: Palamara parla con il giornalista del Corriere della sera Giovanni Bianconi, con il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, con altri colleghi. «Sono arrivate quelle carte da Perugia», afferma Bianconi. «Io - replica secco Palamara - non mi faccio eliminare per via giudiziaria».

E invece, il magistrato più potente d'Italia sta per essere abbattuto.

E questo mentre sta portando sul trono di Pignatone Marcello Viola, magistrato toscano, procuratore generale a Firenze, che ha però il difetto di non piacere alla sinistra in toga di Area.

Nello studio di Non è l'arena Palamara chiama in causa Piercamillo Davigo e altri pezzi da novanta del sistema. Davigo in un primo momento sostiene Viola, poi cambia idea e si smarca. Perché?

Il 23 maggio Viola è a un passo dalla nomina: la Commissione incarichi direttivi del Csm lo propone al plenum che si riunirà di lì a poco con quattro voti su sei. Per Viola l'arrivo sulla poltrona strategica di Roma sembra cosa fatta. O quasi. Ma non è così, perché la tempestiva fuga di notizie da Perugia manda gambe all'aria tutti gli assetti: «Il tappo - come dice proprio Palamara - sta saltando». Il 29 maggio la notizia dell'inchiesta travolge lui, ma anche il candidato a un passo dalla meta.

Esce di scena Palamara. Esce di scena Viola. Fra allusioni. Veleni. Confidenze.

Alla procura di Roma arriva Michele Prestipino.

Palamara oggi insiste perché tutti i protagonisti di quelle convulse giornate raccontino come è andata, senza invocare segreti e senza trincerarsi in un fragile silenzio.

Tocca a Giletti ricordare un dettaglio sconcertante: nei giorni scorsi il Tar ha dato ragione a Viola - e a Francesco Lo Voi - che aveva fatto ricorso contro la sua esclusione. I giochi per la procura di Roma potrebbero riaprirsi. Forse. Certo, siamo dentro un labirinto e in una situazione paradossale.

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