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Autogol di Bruxelles su gas e petrolio: ecco come si formano davvero i prezzi

Si decide tutto alla Borsa di Amsterdam. E per la luce non c'è storia: il meccanismo allinea il costo alla fonte più cara

Autogol di Bruxelles su gas e petrolio: ecco come si formano davvero i prezzi
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Costo della materia prima (50%), trasporto (22%), oneri (5%) e tasse (23%). Il prezzo del gas in Italia è composto da un poker letale in cui gioca un ruolo determinante, e negativo per il portafoglio degli italiani, il costo della materia prima.

A prescindere dalle altre tre variabili, infatti, il numero finale che pesa sui bilanci delle famiglie mettendole in allarme anche in situazioni che così allarmanti non dovrebbero essere (da Hormuz arriva appena il 10% del gas) è il prezzo che si forma sui mercati internazionali. E che il consumatore subisce. Di fatto è come se fossimo costretti a giocare in Borsa ogni giorno anche se vorremmo tenere la liquidità sul conto. Se il prezzo del gas sale lì, sale anche in Italia e non ci sono mitigazioni che tengano.

Ma perché sale e scende? E qual è il meccanismo che lo alimenta? Di fatto l'Italia, come l'Europa si sottomettono alle fluttuazioni di una sorta di Borsa del gas (il TTF) ideata dagli olandesi nei primi anni 2000. Ma perché questa piattaforma di compravendita di gas si è così imposta? Nel tempo è diventata il riferimento europeo perché è molto liquida (ha tantissimi scambi) , è considerata affidabile ed è facilmente accessibile agli operatori: insomma, è la piazza di tutti.

Come si forma il prezzo in questa Borsa del gas? C'è chi vende e c'è chi compra e il prezzo si forma dall'incontro della domanda con l'offerta. Ma non solo. Altrimenti, in questa fase dove il gas di fatto non manca in modo particolare, il prezzo non avrebbe registrato un balzo. Il nodo della questione è che c'è un mercato reale che rappresenta la situazione de facto e un mercato futures che genera contratti su prezzi futuri e che si basano su aspettative (anche speculazioni). È qui che il prezzo si può muovere molto perché è influenzato da tanti fattori come guerre, sanzioni, problemi a gasdotti o navi, paura di carenze future, previsioni meteo, livelli di stoccaggio In soldoni, il prezzo al TTF è il risultato di scambi continui tra operatori, influenzati non solo dal gas disponibile oggi, ma anche da quello che si pensa accadrà domani: quindi dal costo finanziario della materia, che non sempre corrisponde col costo reale.

Questo per quanto riguarda il gas. Se guardiamo invece al mercato elettrico, la situazione è forse ancora più complessa. Il prezzo per l'elettricità (luce) si forma in base all'ultima fonte disponibile (cioè il marginal pricing). Un meccanismo in cui tutte le fonti di energia vengono pagate al prezzo della più cara necessaria per soddisfare la domanda. Quindi possiamo impiegare rinnovabili o nucleare, ma se queste due fonti non bastano (e non bastano) il loro prezzo alla fine si allinea alla fonte più cara (sempre il gas). Quindi anche se il TTF non centra direttamente con l'elettricità, la contagia perché determina il prezzo della fonte più cara indipendentemente dal fatto che le altre fonti costino meno. Non se ne esce: anche se usiamo molta energia economica, basta un po' di gas caro (prezzato via TTF) per determinare il prezzo di tutta l'elettricità.

A chiudere il cerchio, la considerazione finale: non produciamo e siamo quindi totalmente dipendenti da questo giochino di sistema su luce e gas.

Quanto alla benzina, vale un discorso analogo per il petrolio, il cui prezzo si

forma sui mercati internazionali. Ma qui a pesare è soprattutto la componente fiscale (50-60% tra Iva e accise). La parte rimanente dipende dal tasso di cambio euro/dollaro, dai margini di distribuzione e dalla logistica.

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