Autostrade e nomine, M5s nell'angolo

Prima infornata di poltrone. Verso l'intesa su Atlantia

Il termometro della nuova situazione politica, dopo l'evaporazione del Movimento 5 Stelle nelle elezioni regionali, è rappresentato da Piazza Affari. Non solo dallo spread, ma soprattutto di Atlantia che, dopo il balzo di venerdì, ieri ha messo a segno un rialzo del 2,15%, chiaro segnale che gli operatori non credono che i grillini possano più permettersi di fare il bello e il cattivo tempo sulla revoca delle concessioni. Insomma, la Borsa ritiene più probabile una soluzione di compromesso visto il rafforzamento del Pd che, sul tema, è sempre stato prudente.

Non a caso, nel valzer delle nomine uno dei pochi nomi certi è quella di Cristiano Cannarsa come nuovo ad (in quota Nazareno) dell'Anas cui il decreto Milleproroghe consente il subentro nelle concessioni autostradali. «Sembra curioso che dopo elezioni regionali si mettano in discussione temi su cui abbiamo già avviati dei percorsi», ha tuonato ieri il reggente M5s Vito Crimi, ma in realtà, proprio come si evince dai corsi azionari, il futuro per Luciano Benetton e il suo gruppo pare meno incerto. «A breve ci sarà una decisione», ha tagliato corto senza sbilanciarsi il premier Conte. Tanto più che il Pd ha un atteggiamento meno ostile e manicheo rispetto agli alleati di governo sul capitolo infrastrutture. Quindi la disponibilità di Altlantia all'apertura del capitale della concessionaria autostradale potrebbe essere il presupposto decisivo per una sua «ripubblicizzazione» almeno parziale. Un discorso non troppo dissimile potrebbe valere anche per i casi altrettanto complessi di Alitalia e Ilva: l'intervento pubblico come soluzione più o meno transitoria, sebbene le controparti (da un lato Arcelor Mittal dall'altro la Commissione Ue) non siano docili. Il risvolto politico potrebbe essere il «commissariamento» del ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli con un ruolo sempre più forte del titolare dell'Economia, Gualtieri.

E proprio l'inquilino di Via XX Settembre avrà un ruolo determinante nella designazione dei candidati ai cda delle spa statali. Entro il mese prossimo il Tesoro presenterà le liste dei candidati collegi sindacali. L'indebolimento dell'M5s rende più semplice per il Pd perseguire la linea della continuità, tanto più che gli attuali vertici dei colossi statali sono stati nominati o confermati dall'esecutivo Gentiloni nel 2017. Secondo i rumor, non dovrebbe più essere messa in discussione la riconferma di Claudio Descalzi alla guida dell'Eni, di Francesco Starace all'Enel e di Matteo Del Fante ai vertici di Poste. Analogamente molto probabile la conservazione dello status quo a Leonardo (Alessandro Profumo) e a Terna (Luigi Ferraris). Su questo processo pesa un'incognita: il ruolo defilato scelto da Matteo Renzi alle Regionali potrebbe indurre gli ortodossi del Pd ad avanzare pretese anche per importanti nomine alle quali l'ex premier diede l'imprimatur. Insomma, la procedura non ricalcherà quella seguita dal Consiglio dei ministri di ieri che ha reinsediato Ernesto Maria Ruffini (in quota Renzi) alle Entrate, Marcello Minenna alle Dogane e Antonio Agostini al Demanio, entrambi sposorizzati dai Cinque Stelle.