Ayuso regina di Madrid. Ma per governare serve l'estrema destra di Vox

Conferma della leader del Pp. Il partito di Abascal indispensabile per la maggioranza

Ayuso regina di Madrid. Ma per governare serve l'estrema destra di Vox

Chi si aspettava il ribaltone dalle urne madrilene, ieri è rimasto deluso. Secondo i primi exit poll, subito dopo la chiusura del voto, Isabel Díaz Ayuso si è riconfermata presidente della Comunità autonoma di Madrid, confermando la tradizione del Partito Popolare (Pp) al governo nella regione dal 1995. La riconfermata governatrice, uscente e ora rientrante, avrebbe ottenuto 62 seggi sui 136 del Parlamento madrileno, raddoppiando i deputati popolari (erano 30 nel 2019). Assieme agli scranni che Vox avrebbe ottenuto, ben 14, il centrodestra governerebbe con la maggioranza assoluta, (69 seggi). Successo, quindi, anche del partito di estrema destra di Santiago Abascal che, se non ci saranno attriti, governerà col Pp fino al 2023. Gli analisti si attendevano però un maggior successo di preferenze per Vox.

All'opposizione i socialisti (Psoe) perderebbero consensi, ottenendo 25 seggi rispetto ai 37, mentre Unidas Podemos di Pablo Iglesias, candidato governatore, aumenterebbe dai 7 ai 10 seggi. In crescita anche Más Madrid, il partito eco-socialista in stile Germania, spin-off degli ex Indignados: passerebbe dai 20 ai 24 seggi con Mónica García Gómez.

Successo, soprattutto, per l'affluenza alle urne, con il 69%, ben 11 punti in più rispetto alle ultime consultazioni del 2019. Gli elettori sono stati divisi in tre fasce, dai 65 ani in su dalle 8 alle 10 del mattino e dalle 19 alle 20 i malati più fragili.

Ha funzionato, quindi, la strategia della Díaz Ayuso: sciogliere in anticipo l'Asemblea per non finire con le gambe per aria a causa della crisi dell'alleato C's, praticamente scomparso, e allearsi a Vox, che la riconfermata governatrice dice di sapere gestire. Ha vinto la promessa di tasse basse e, soprattutto, la libertà di potere bersi una cerveza al bar, secondo la strategia di mantenere aperti bar e ristoranti, quando la pandemia non era ancora stata debellata e a Madrid, come in tutta la Spagna, si moriva ancora, ma non con i ritmi da strage di un anno fa, quando gli ospedali erano al collasso, mancavano i respiratori e le bare (la metà dei decessi nazionali apparteneva alla Comunità madrilena). Quando la curva di contagi si è abbassata, Isabel ha riaperto tutti gli esercizi legati alla ristorazione e poi cinema e teatri, contro la volontà del premier Sánchez. E mentre la Catalogna era blindata, con il coprifuoco, il divieto di spostarsi e tutti gli esercizi non necessari chiusi, Madrid lanciava una campagna a tappeto di tamponi e analizzava le acque reflue dei suoi quartieri per risalire a quali fossero le zone più contagiate dal virus e applicare, così, in modo chirurgico, le restrizioni. Una scelta che è stata vincente: nella capitale e nella sua regione è ritornata la movida di sempre, anche col coprifuoco alle 23. I detrattori della Díaz Ayuso si aspettavano un'impennata di contagi, ma così non è stato. Il lungo lockdown del 2020, seguito a un cambio di strategia più permissivo, ha aiutato la tenace quarantaduenne, ex portavoce del Pp regionale che, come primo incarico, ebbe da Esperanza Aguirre, la ex «presidenta» di Madrid, di gestire l'account Twitter della sua cagnolina Pecas (@SoyPecas) che ogni giorno si dilettava a commentare la politica locale. Fino al 2015 Díaz Ayuso si firmava «bau bau», ora è di nuovo in sella da governatrice a pieni voti, astro nascente del centrodestra che vuole dare la scossa a Pablo Casado, leader del Pp.

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