Centro, maggioranza, campo largo? Dopo la convention di Milano con Antonio Tajani, Azione è alle prese con l'eterno dilemma della Seconda Repubblica: la "scelta di campo" (volendo citare il battesimo della stagione del bipolarismo) oppure il nowhere della terra di mezzo della politica, come evidenziato ieri da Gabriele Barberis, sul Giornale. Tra spettri di scissione e visioni di prospettiva, tutte proiettate alle elezioni politiche del 2027, a risponderci è lo stesso Carlo Calenda (nella foto). Il Giamburrasca, il "guastafeste", protagonista dell'ultima versione della ricerca dell'Isola che non c'è del centrismo. "Azione rimane dov'è e rimarrà dov'è. Al centro per costruire un'alternativa liberale ed europeista a due poli pieni di contraddizioni interne sull'unico argomento che conta oggi: la politica estera", replica al Giornale l'ex ministro, già socio del Terzo Polo con Matteo Renzi, che invece ora vuole stare nel campo largo.
Azione, dunque, resta al centro, dice Calenda. Eppure si intravedono movimenti. Un dinamismo testimoniato dalla necessità, per il vicesegretario Matteo Richetti, di provare a mettere subito in chiaro le cose, tramite una nota dettata alle agenzie di stampa. "I liberali e moderati italiani non possono stare con i sovranisti che stanno con Putin, votano contro il Mercosur e ricevono criminali come Robinson. È una scelta che compete loro", spiega. "Forza Italia ha votato per la cancellazione del termine militari dagli aiuti all'Ucraina e questo è il contrario dell'essere europeisti e liberali, ma significa cedere alla propaganda sovranista che strizza l'occhio a Putin. Se questo non cambia, è difficile pensare a qualunque tipo di intesa", aggiunge. "Se mi si dice Forza Italia è al governo e fa piacere che si unisca anche Calenda - conclude -, io a questa armata Brancaleone non mi ci unisco neanche se mi ci portano i carabinieri". La strategia, dunque, sembra essere quella di buttare la palla nel campo di Forza Italia. Non chiudendo a una convergenza sui territori. Intanto, nel partito, ci si confronta. Consapevoli, in fondo, che prima o poi una scelta tra le due donne, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, andrà fatta. Richetti è andato a "coprire" il segretario. Esponenti di Azione come Fabrizio Benzoni sono più vicini alle sensibilità del centrosinistra. Un senatore come Marco Lombardo e un deputato ex dem come Ettore Rosato non guardano di cattivo occhio a un dialogo con il centrodestra. Giulia Pastorella e Federica Onori, deputate, la prima ha sfidato Calenda al congresso del partito, propendono per la terza via del centrismo.
Ma tutti, tra Camera e Senato, sanno benissimo che il vero traguardo sono le prossime elezioni politiche. E, così, mentre Forza Italia apre, un eletto di Azione prende tempo: "Andiamo passo dopo passo, senza arrivare a parlare delle politiche".