Il "barbiere" di Giuseppi fa infuriare gli italiani

Chi taglia i capelli a Giuseppe Conte? La domanda esplode sui social, rimbalza su Striscia la notizia e attira epiteti non ripetibili da parte di tanti barbieri costretti a tenere giù la saracinesca causa virus

Il "barbiere" di Giuseppi fa infuriare gli italiani

Chi taglia i capelli a Giuseppe Conte? La domanda esplode sui social, rimbalza su Striscia la notizia e attira epiteti non ripetibili da parte di tanti barbieri costretti a tenere giù la saracinesca causa virus. Si studiano le immagini: il premier ha il solito ciuffetto ribelle ma anche la solita acconciatura impeccabile e, pare, la stessa lunghezza di due mesi fa, a inizio quarantena. Ma l'importante non è se il presidente del Consiglio abbia o meno un parrucchiere segreto o se a intervenire sia una mano amica dello staff di Palazzo Chigi o un congiunto più o meno stabile, per usare il linguaggio caro al premier. Il punto è quel che appare. Perché in politica contano i simboli. Non è casuale che il capelli-gate sia esploso proprio quando Conte ha rimandato a giugno la riapertura dei parrucchieri, sconfortando chi sogna il privilegio di un taglio e, soprattutto, i professionisti dell'estetica le cui attività muoiono di lockdown. L'avvocato del popolo doveva studiare meglio l'eco di una spettinatura eccellente, quella di Mattarella, rivendicata dal presidente della Repubblica in un fuorionda che sarà anche stato casuale, ma di sicuro è stato tanto efficace da restare tra i momenti visivamente indelebili di queste nostre prigioni. Condannare a morte lenta i parrucchieri esibendo un taglio perfetto è una sgrammaticatura in questa Repubblica dell'immagine, dove sotto la cenere covano gli istinti anti casta e populisti evocati dallo stesso Conte e dai suoi creatori. E non basta l'apocalisse del virus a far dimenticare che il premier si è presentato come «avvocato del popolo» e in Parlamento ha esibito un elogio del grillismo: «Se il populismo è ascoltare la gente, allora siamo populisti». Poi però è arrivato nelle stanze del potere con una coalizione che taglia 345 parlamentari ma nomina 450 esperti in task force non elette che bypassano la politica. Altro che democrazia diretta. E Conte dimentica il precedente: il M5s voleva chiudere la barberia di Montecitorio ma quando si seppe che invece Di Maio ne era diventato cliente fisso, parve chiaro che la mutazione genetica del grillismo era completa. È il tipo di boomerang capace di spettinare un futuro politico.

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