La base 5s adesso invoca le "Quirinarie". "Se eleggete Draghi non vi votiamo più"

E anche un parlamentare ammette: molti nostri elettori non vogliono l'ex Bce

Ma la base 5s adesso invoca le "Quirinarie". "Se eleggete Draghi non vi votiamo più"

La base grillina non accetta che Giuseppe Conte, alla fine della fiera, possa puntare sul trasloco del premier Mario Draghi al Quirinale. La conferma, che arriva pure dal Parlamento, è corroborata dagli umori social dei simpatizzanti e da quanto accade nelle chat degli iscritti.

Anzitutto i palazzi: «Permane una componente anti-draghiana», ci fa notare un onorevole grillino. «Questo - insiste il deputato - vale sia per gli eletti sia per l'elettorato». Nel caso in cui l'ex premier giallorosso e gialloverde decidesse, peraltro schiacciandosi su Enrico Letta, di assecondare le velleità quirinalizie del presidente del Consiglio, le conseguenze sarebbero già note: «Ci sarebbero delle defezioni», osserva il parlamentare. Se chi siede in Parlamento teme per il proseguo della legislatura, la base ha paura di perdere forse l'ultimo strumento di democrazia diretta rimasto nel contesto pentastellato: poter dire la propria sulle scelte decisive come quella per il successore del presidente Sergio Mattarella. Il Movimento 5 stelle, dall'inizio di questa legislatura in poi, ha rinunciato a larga parte della propria identità ma la base vorrebbe salvaguardare una parvenza di continuità con i tempi andati: «Per quanto riguarda la mia città, abbiamo diverse chat: c'è chi ti dice di sederti al tavolo e di valutare - la maggioranza -, ma anche chi ne fa una questione di metodo e dunque chiede le Quirinarie. Certo, le posizioni estreme sono di una minoranza rumorosa. Nel tempo, le cose sono cambiate». Sarà ma intanto su Facebook è persino spuntata una petizione pubblica: «A Conte e 5 Stelle - titola un gruppo di attivisti - : se votate Draghi al Quirinale non vi votiamo più». L'iniziativa è fresca ma per comprendere come la pensino gli elettori grillini sul binomio Draghi-Quirinale è sufficiente un giro sui social: «È giusto - scrive un utente - che il M5s stia nel governo per controllare che i risultati dei precedenti governi Conte non siano annullati, ma Draghi al Quirinale No! Proprio No!!! Perché non è la stessa cosa». Un militante ricorda come Virginia Raggi, in maniera diversa da Conte, voglia che ad esprimersi siano gli iscritti.

Di interventi così se ne trovano a bizzeffe. Quando Conte elenca dalla sua pagina le motivazioni del «no» a Berlusconi, in molti avvertono sulle conseguenze elettorali in caso di «sì» a Draghi: «Tanto peggio di Draghi... non è possibile. Del resto con Berlusconi ci governate insieme. Siete senza dignità». C'è chi chiede al capo grillino di non limitarsi al niet nei confronti del Cav e di aggiungere altri «no»: a Draghi, alla Bonino, a Gentiloni e a Casini.

Chi gongola, in questa scollatura tra il «nuovo corso» e la base del Movimento 5 stelle, è il gruppo degli ex grillini di «L'Alternativa c'è», che nel frattempo ha fatto il nome del vicepresidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena, assecondando le volontà di chi vorrebbe dai grillini un nome rappresentativo della loro storia. «Se Conte se ne esce con il nome di Draghi - sogghigna speranzoso un senatore che non siede più tra gli scranni pentastellati - spezza il ramo dell'albero su cui è seduto. Magari lo facesse». Del resto è la base che guarda interessata. Le piazze virtuali grilline sono ormai semivuote, mentre i contesti social contribuiscono ad una fotografia limitata ma era stato quasi il 40% dei votanti su Rousseau ad opporsi al governo di Draghi.

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