"La approvazione definitiva della riforma dovrebbe essere festa nazionale: perché dopo decenni di inadempienza si attua finalmente l'intervento che i costituenti avevano previsto e solo rinviato, il superamento dell'ordinamento giudiziario ereditato dal fascismo". Così ieri Oreste Dominioni, per decenni docente di diritto penale alla Statale di Milano, demolisce uno dei capisaldi della propaganda del No in vista del referendum del 22 marzo: quello secondo cui la riforma approvata dal centrodestra sarebbe una sorta di attacco alla Costituzione. È vero il contrario, spiega Dominioni: "La riforma attua la settima disposizione finale della Costituzione. È una grande legge". Dominioni parla nell'aula magna del Palazzo di giustizia di Milano nell'evento "Giuristi per il Sì" organizzato dal Comitato Sì riforma e da una lunga serie di altri organismi impegnati nella campagna a favore della nuova legge. Insieme a lui altri due grandi accademici del diritto, Ennio Amodio e Gaetano Pecorella, altrettanto convinti del Sì alla riforma. E tutti impegnati nello smontare "i castelli in aria", "le bugie" diffusi dalla Associazione nazionale magistrati. Come quella secondo cui la riforma preparerebbe il controllo del potere politico sui pubblici ministeri: "In realtà - spiega Amodio - la riforma sancisce e rafforza l'indipendenza dei pm. Il pm prende l'ascensore e va al piano più alto della giustizia". "La posta in gioco - dice Pecorella - è la possibilità di avere un processo che ci protegga dalle accuse ingiuste". D'altronde poco dopo prende la parola Guido Camera, leader dei Comitati dei Cittadini per il Sì, ben 237 comitati sparsi in tutta Italia che dei casi di malagiustizia hanno fatto una loro bandiera: "Condanne ingiuste frutto di un sistema giudiziario dove i giochi di potere e la mortificazione della meritocrazia governano le carriere dei magistrati".
Intanto continua lo scontro intorno alla decisione del governo di chiedere all'Anm l'elenco dei finanziatori della sua campagna referendaria per il No e alla risposta negativa dell'Anm, che rifiuta "in nome della privacy". "Non vedo - dice Nordio - dove sia il problema nella trasparenza di eventuali finanziamenti come accade in tutte le elezioni e in tutte le democrazie, dove ognuno sa chi finanzia chi". Ma il Pd insiste e chiede che oggi il ministro si presenti alla Camera per rispondere alle interrogazioni e spieghi "quali iniziative intenda prendere per scongiurare il rischio di creare e alimentare un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No".
Grande partecipazione a Piacenza al convegno su "Le ragioni del Sì" alla presenza di Nordio. "La sala piena - commenta il ministro Tommaso Foti - dimostra che i cittadini vogliono comprendere nel merito la questione referendaria non le polemiche strumentali".