Basta massacri sui social: il "piano Christchurch" contro l'orrore in diretta

La premier neozelandese Ardern da Macron per incontrare i colossi del web dopo la strage

Per il primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, l'attentatore di Christchurch (15 marzo, 51 morti in due moschee della città) ha compiuto il massacro con due armi. Una tangibile: i fucili semiautomatici che aveva stipato in auto. E l'altra virtuale: lo streaming della strage in diretta su Facebook. Sedici minuti e 55 secondi di video trasmesso dalla telecamera che il killer, Brenton Tarrant, si era fissato sulla fronte come in un videogioco. Sul primo punto la Nuova Zelanda è intervenuta vietando l'utilizzo e la vendita di fucili semiautomatici e d'assalto e dei pezzi di ricambio che permettono di costruirseli da soli. Ora il governo di Wellington vuole fare qualcosa anche sul secondo punto, per impedire che materiale «terroristico e violentemente estremista» circoli online insieme a video musicali e foto delle vacanze. Per questo la leader laburista ha lanciato la «Christchurch call», una chiamata in nome delle 51 vittime dell'attentato che - come spiega la premier in un editoriale sul New York Times - ha rappresentato per il Paese «un atto di terrore senza precedenti».

È per loro, e per evitare che una dinamica analoga si ripeta in altre parti del mondo, che domani Ardern sarà a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron per un primo incontro con i rappresentanti delle principali società tech: Facebook, Twitter, Microsoft, Google, Amazon e Wikimedia. Non ci sarà Mark Zuckerberg, che lei avrebbe voluto presente. Non avrebbe risposto alla chiamata nemmeno il presidente statunitense Donald Trump, mentre si sono già detti disponibili a sostenere l'iniziativa Gran Bretagna, Canada, Australia, Norvegia, Irlanda, Giordania, Senegal e Indonesia. Per conto dell'Unione europea dovrebbe prendere parte al vertice il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker.

Nell'articolo per il quotidiano newyorchese, la stessa Ardern dice di essere capitata per caso sul video della strage. Come lei molti altri: il filmato è stato visto 4mila volte prima di essere rimosso da Facebook. Nonostante la polizia abbia subito chiesto di non diffonderlo, nelle prime 24 ore il social network ha dovuto rimuoverne un milione e mezzo di copie ripubblicate da altri utenti. Nello stesso lasso di tempo, su YouTube, il ritmo era di un upload al secondo. «Nei primi dieci giorni dopo l'attentato - spiega la premier - 8mila persone hanno cercato un aiuto psicologico perché avevano visto il video». L'obiettivo dell'incontro di domani, dunque, è di impedire agli autori di gesti simili «di diffondere la loro visione di odio e di infondere paura» tra i miliardi di persone che popolano i social media. Per ora non sono stati condivisi i dettagli dell'accordo che politici e piattaforme tecnologiche cercheranno di trovare. Ardern ha detto che non vuole regole vincolanti, ma principi precisi a cui poi i governi e le società tech saranno tenuti a conformarsi. Il tutto, ha specificato, «senza compromettere la libertà di espressione».

Al di là degli intenti, l'attuazione pratica non sarà semplice. Al momento non esiste una tecnologia in grado di identificare, e quindi di bloccare, il contenuto del video della strage di Christchurch nel momento della diretta. Senza contare che molti utenti non ripostavano il filmato ma linkavano siti terzi su cui è più difficile intervenire.