Bataclan, scovato a Bari il complice dei terroristi: era in carcere da 2 anni

L'algerino Touami stava scontando 2 anni ma fino al 2019 è stato in Italia indisturbato

Bataclan, scovato a Bari il complice dei terroristi: era in carcere da 2 anni

Un mix di inefficienza e controlli colabrodo. Su cui l'Italia è chiamata a rispondere ancora una volta. L'ultima frontiera della lotta al terrorismo passa da un'ammissione di responsabilità. Quelle relative al nostro Paese sul tragico attacco al Bataclan del 13 novembre 2015. Ieri è stato notificato il provvedimento di fermo a un algerino di 36 anni per partecipazione a organizzazione terroristica. Ma, in realtà, l'arresto disposto dalla Dda di Bari ha aperto un vaso di Pandora, da cui si evince che l'Italia ha accolto l'Isis senza accorgersene.

Le indagini hanno infatti accertato l'attività di supporto diretto di Athmane Touami (alias Tomi Mahraz) agli autori delle stragi di Parigi: al teatro, allo Stade de France e in altri blitz in nome di Allah. Ma c'è di più: l'algerino «ospite» dello Stato italiano sarebbe «componente di una cellula» Isis che operava in Francia, e prima ancora su suolo belga. Un soldato. Un falsario con collegamenti in Siria e Nordafrica mescolato tra i migranti. Secondo le indagini, lui ha fornito documenti fittizi ai terroristi del Bataclan. Ma stava scontando una pena di 2 anni per un suo falso documento.

Dal Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino, fino al Cpr di Bari. Qui la Digos fiuta la sua fuga. La Dda dispone quindi il 18 giugno 2019 un fermo per uso e fabbricazione di documenti contraffatti. Va in galera. Le intercettazioni nel carcere di Bari e l'analisi del telefono fanno emergere i gravi indizi di colpevolezza sulla sua responsabilità per l'attacco al Bataclan: partecipazione a organizzazione terroristica e supporto diretto.

In Francia sono lieti che sia stato fermato, ma restano i dubbi sul sistema di accoglienza da cui migranti-terroristi spesso son sfuggiti. Destinatario di un provvedimento d'espulsione del prefetto di Milano il 23 dicembre 2018, «Tomi» era infatti già stato arrestato nel capoluogo lombardo per reati contro il patrimonio. Era segnalato in ambito Schengen e Interpol dalle autorità britanniche e francesi per «attività correlate al terrorismo». Ma finì in un Centro. Situazione fotocopia di altre che a Parigi continuano a non andar giù. La via francese è di rinsaldare l'asse con Roma: tra il ministro degli Esteri Di Maio e l'omologo Le Drian per un Piano europeo di rimpatri e più controlli. Ma pure con Palazzo Chigi.

Parigi da un lato elogia il lavoro dei Servizi italiani. Dall'altro nota la sgangherata politica di accoglienza che ha permesso di «trasferire» in Europa basisti del terrorismo, comprimari o protagonisti, accolti in Italia senza troppi perché. Negli anni, le indagini della Dda hanno accertato che «decine di estremisti Isis» sono passati dal porto di Bari, da e verso la Siria. Da Salah Abdeslam (nel commando del Bataclan), transitato dallo snodo pugliese «due volte», al killer di Nizza. Persi nei mille zig zag del sistema di accoglienza. «Tomi» fortunatamente era nel carcere pugliese: non per terrorismo, né per piani di uccisione di massa. Ma stava per uscire il 19 giugno. Voleva far perdere le tracce in Francia dopo aver girovagato in Italia.

A luglio 2015 fu arrestato la prima volta sul treno Parigi-Milano con carte d'identità false. In una perquisizione a casa del fratello, a Parigi, la polizia trovò documenti fittizi, rubati, 7 cellulari, dischi rigidi con «329 foto legate all'islam radicale e 5 video». Per la Dda il ruolo dei fratelli è di «esperti» in grado di dare «supporto logistico e luoghi di appoggio». «Falsari al servizio delle organizzazioni terroristiche». Ciononostante, «Tomi» ha vissuto a lungo nei Cpr italiani. Continuando a coltivare la rete del terrore.

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