Belgio, il flop dei controlli nel laboratorio dei terroristi

Quattro degli jihadisti di Parigi erano noti a Bruxelles ma non sono mai stati arrestati Lassismo e porte aperte all’origine del disastro

Belgio, il flop dei controlli  nel laboratorio dei terroristi

Abdelhamid Abaaoud, la bestia che ha pianificato le stragi di Parigi è stato spazzato via. Gli sopravvivono la cancrena del Belgio e la metastasi di Bruxelles. Il cancro sociale, politico e morale di una nazione e di una capitale che non rappresentano più il cuore e la capitale d'Europa, ma il crogiuolo ed il verminaio del terrore islamista. Un verminaio dove, ieri, sono finalmente scattati sei blitz per sgominare le cellule del terrore trincerate nel quartiere di Molenbeek Saint Jean.

Da questa roccaforte islamista, a due chilometri e mezzo dal centro di Bruxelles, abitata per il 40% da musulmani, arrivavano sia il 20enne kamikaze Bilal Hadfi, sia i due fratelli Brahim e Salah Abdeslam protagonisti, sotto il comando di Abaaoud, delle stragi di venerdì 13 a Parigi. Quattro personaggi ben conosciuti alle autorità di Bruxelles che li avevano interrogati, fermati e schedati, ma mai arrestati. Un lassismo a cui il primo ministro belga di centro destra Charles Michel giura di aver messo fine ricordando come da Bruxelles siano partite le informative che hanno consentito ai francesi di realizzare il raid di Saint Denis. Quel lassismo ha origini lontane. Dal Belgio partono, infatti, alla vigilia dell'11 settembre, i due kamikaze marocchini incaricati d'eliminare il comandante afghano Ahmed Sha Massoud nemico giurato di Al Qaida e dei talebani. E dal Belgio raggiungono lo Stato Islamico, i circa 500 combattenti che gli regalano il primato di nazione con la maggior percentuale di volontari jihadisti a fronte di soli 11 milioni di abitanti. Sempre in Belgio viene organizzato nel maggio 2014 l'attentato al museo ebraico di Bruxelles, costato la vita a quattro persone e messo a segno da Mehdi Nemmouche, un reduce francese di origine algerina proveniente dallo stesso quartiere di Abaaoud. Un Abaaoud che a gennaio - subito dopo gli attentati a Charlie Hebdo realizzati con armi comprate a Bruxelles - sfugge ai raid di Viviers, la cittadina belga dove progetta - assieme ad altri «reduci» siriani - la decapitazione di alcuni poliziotti. Da Molenbeeck passa anche Ayoub Al Khazzani, il marocchino armato di kalashnikov bloccato il 21 agosto mentre tenta una strage di passeggeri sul treno per Parigi.

Quest'inquietante deriva terroristica accompagna la trasformazione socio-demografica di una nazione dove un terzo degli abitanti di Bruxelles è già di fede musulmana. E dove nel 2028 si assisterà, secondo i demografi, alla trasformazione della capitale, sede del governo europeo, in una metropoli a maggioranza islamica. Una trasformazione già registrata in aree come Molenbeek. Lì i circa 34 mila residenti musulmani, oltre a rappresentare il 40% della popolazione, rispondono agli ordini di gang delinquenziali e imam oltranzisti che l'hanno trasformata in un'autentica «fortezza» del jihadismo criminale cui la polizia non mette più piede. Dietro la degenerazione demografica e il degrado dell'ordine pubblico si celano le politiche di governi di sinistra pronti, in passato, a concedere la cittadinanza persino ad emigrati arrivati da meno di tre anni. Per non parlare delle storture, ispirate al più rigoroso politically correct, di opinionisti sempre pronti ad attribuire le scelte terroristiche non al fanatismo frutto della predicazione di imam fuori controllo, ma alle insufficienti opportunità offerte ai giovani musulmani. Senza dimenticare il lassismo di una magistratura che attende anni per mandare sotto processo 46 appartenenti a «Sharia4Belgio», l'organizzazione accusata di aver favorito il passaggio in Siria degli jihadisti di Bruxelles e dintorni. Scoprendo così, al processo, che ben 38 inquisiti hanno già raggiunto lo Stato Islamico. Un passato di permissivismo e arrendevolezza che ha trasformato il Belgio nel ventre molle dell'Europa. E che risulta ora assai difficile da cancellare.

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