La lezione di Berlusconi

Il leader si consulta con ministri, dirigenti e familiari. Poi comunica agli alleati del centrodestra il suo passo indietro. L’orgoglio degli azzurri: "Anche questa volta antepone gli interessi del Paese, l’unico vero statista"

Berlusconi si ritira. Forza Italia dice no a Draghi sul Colle "Proporremo nomi di massimo consenso"

Più che un coup de théâtre è un atto di sensibilità. Quel mancato collegamento con i suoi alleati al vertice - da tutti tanto atteso - è un atto d'amore nei confronti del Paese. Silvio Berlusconi fa un passo indietro e rinuncia alla candidatura al Quirinale. E non solo. Evita anche di partecipare al summit. E affida alla senatrice Licia Ronzulli, presente al vertice insieme con Antonio Tajani, il compito di far conoscere agli alleati la posizione di Forza Italia.

E il passo indietro arriva al termine di una giornata a dir poco intensa. Ad Arcore Berlusconi ha incontrato e parlato con amici e familiari fino all'ultimo. Alle 16.30 si è collegato in videoconferenza con i ministri e i sottosegretari di Forza Italia. Anche in quello che è stato l'ultimo sondaggio prima della decisione è arrivato un coro di incoraggiamento. Da Brunetta, Gelmini, Carfagna e dai sottosegretari è stato manifestato infatti un atto di piena fiducia. Ma non è bastato. Come non sono bastati i numeri. Ed è lo stesso Berlusconi a rivelarlo con il comunicato diffuso in serata alle agenzie di stampa. «Dopo innumerevoli incontri con parlamentari e delegati regionali, anche e soprattutto appartenenti a schieramenti diversi della coalizione di centro-destra - dice -, ho verificato l'esistenza di numeri sufficienti per l'elezione. È un'indicazione che mi ha onorato e commosso».

La reazione è stata unanime non solo tra gli alleati. Da Meloni a Salvini, passando per i centristi e pure per rappresentanti di altri partiti (come lo stesso Giuseppe Conte), tutti hanno riconosciuto il grande senso di responsabilità e la sensibilità politica del leader azzurro. Il quale ha sottolineato che la scelta del successore di Mattarella deve essere improntata alla massima condivisione possibile. Un nome autorevole e di alto profilo capace di raccogliere il massimo consenso possibile.

Insomma si deve replicare per la scelta del nuovo inquilino del Colle lo stesso ragionamento che ha portato alla nascita del governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Dove la gran parte delle forze politiche in campo ha accettato di entrare per far uscire al più presto l'Italia dall'emergenza. Un esecutivo, questo, che secondo Berlusconi e i vertici di Forza Italia non ha ancora esaurito il suo compito. Draghi, ripetono i ministri di Forza Italia durante la riunione con Berlusconi, deve condurre il Paese fuori dall'emergenza sanitaria e dalla crisi economica, mettendo in sicurezza i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una priorità per il Paese di fronte alla quale tutto il resto passa in secondo piano.

E le parole di Berlusconi sul futuro della legislatura e soprattutto del governo Draghi, dimostrano - a detta degli alleati - che il leader di Forza Italia è un «uomo delle istituzioni», tutt'altra cosa dall'«impresentabile» secondo tanti esponenti del centrosinistra.

La linea di Forza Italia viene sintetizzata da Antonio Tajani al termine del vertice con i ministri e sottosegretari azzurri. «Draghi deve restare a Palazzo Chigi». Il coordinatore nazionale azzurro aggiunge anche che non c'è alcun bisogno di rimpasti o nuovi ingressi nell'esecutivo.

Dal partito di Berlusconi, poi, viene ribadito che il centrosinistra non può assolutamente porre veti alle candidature avanzate dal centrodestra. E avverte che il passo indietro del leader azzurro è un atto di generosità e senso delle istituzioni che deve ispirare le prossime mosse per la scelte del futuro inquilino del Colle.

«Pochi possono vantare il coraggio e la visione politica di Berlusconi», commenta il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè al termine della riunione col leader azzurro. «Ancora una volta il presidente Berlusconi ha confermato il suo senso dello Stato, il suo impegno costante per un'Italia migliore, il suo anteporre gli interessi del Paese a quelli di una sola parte politica», conferma la ministra Mariastella Gelmini ricordando che il passo indietro replica nello spirito l'impegno preso un anno fa «permettendo la nascita del governo di unità nazionale, guidato dal presidente Draghi».

«Siamo profondamente commossi per la dichiarazione del Presidente Berlusconi - commenta la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini -. Ancora una volta ha dimostrato cosa significhi fare politica, mettendo da parte se stessi e puntando alla massima unità con generosità e saggezza». «Una generosità - aggiunge la senatrice Ronzulli - che ci rende orgogliosi. Tutti oggi gli riconoscono di essere uno dei pochi statisti che il nostro Paese ha avuto».

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