Il Bianco e il Nero, Campi: "Renzi è l'ariete di Zingaretti e Di Maio". Pasquino: "Sta indebolendo l'Italia"

La sua opposizione nei confronti di Conte sta facendo discutere. Ma cosa pensano due politologi dell'operato di Renzi?

Il Bianco e il Nero, Campi: "Renzi è l'ariete di Zingaretti e Di Maio". Pasquino: "Sta indebolendo l'Italia"

"Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire". Matteo Renzi, il promotore del governo giallorosso, veste nuovamente i panni di Jep Gambardella e sembra pronto a far cadere Giuseppe Conte. Per il Bianco e il Nero abbiamo chiesto a due politologi, Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino, di analizzare l'attuale situazione politica.

Renzi, da leader di un partito “a vocazione maggioritaria” rischia di passare alla storia come un Mastella qualunque o il nuovo Ghino di tacco. Perché è avvenuta questa mutazione e dove lo porterà?

Campi: "La mutazione l’hanno decisa gli italiani con il voto al referendum del dicembre 2016 e con la sconfitta del Pd alle elezioni del 2018, che spinse Renzi prima a lasciare la segreteria e dopo più un anno, nel settembre 2019, a fondare il suo nuovo partitino. Nel frattempo è stato però il regista del governo giallo-rosso guidato da Conte, lo stesso che adesso sta martellando. La sua parabola mi sembra piuttosto semplice da raccontare: al momento di irrompere sulla scena politica, creando peraltro grandi attenzioni e speranze, si era dato obiettivi ponderosi – la creazione di una sinistra moderata di massa, la conquista dell’elettorato berlusconiano in libera uscita, la modernizzazione dell’Italia, la riforma organica della Costituzione – ma li ha falliti tutti. Certo non lo hanno aiutato gli uomini e le donne di cui si è circondato (una corte di fedelissioni che ha fatto presto rimpiangere i rottamati della politica contro cui aveva inveito), il suo rampantismo al limite della spregiudicatezza, la sua bulimia comunicativa. Quella nei suoi confronti è stata una crisi di rigetto anche da parte di chi lo aveva sostenuto, che peraltro la dice lunga sul modo di essere delle leadership contemporanee: ascese veloci, grandi consensi conquistati attraverso un uso sapiente dei media, ma cadute altrettanto repentine e rovinose".

Pasquino: "Io credo che la trasformazione sia effettivamente in corso, credo che il suo problema sia che non è mai riuscito a capire esattamente che cos'è la politica a livello nazionale e a questo punto è capo di un partitino e deve fare fruttare quella che è una rendita di posizione perché è in qualche modo il dominus di questo governo coi suoi parlamentari, una volta che si andasse a votare perderà questo ruolo e dunque scomparirà, quindi deve fare fruttare tutto adesso, dipende dalla sua mancanza complessiva di cultura politica".

Qual è l’obiettivo di Renzi? Rimpasto o elezioni?

Campi: "Per andare al voto ha bisogno di una legge elettorale proporzionale che gli assicuri la sopravvivenza, ma ancora manca l’accordo su questo punto e dunque non può rischiare. Il rimpasto è un obiettivo classico di questo tipo di crisi: si fanno grandi battaglie sui princìpi quando invece si punta ad avere poltrone e incarichi per i propri uomini. Il che peraltro non rappresenta nulla di strano. Questo governo è nato grazie a Renzi, sopravvive grazie ai suoi voti, è giusto che – nella logica tipica dei governi di coalizione – egli chieda di contare quanto più possibile. Più si è decisivi, più si alza il prezzo della collaborazione. È sempre successo in Italia. Detto questo, ci potrebbe essere anche un’altra interpretazione della crisi in corso: Renzi sta facendo una battaglia, implicitamente condivisa da PD e dai settori del M5S che fanno capo a Di Maio, tesa a sostituire Conte. Non una nuova maggioranza, tanto meno elezioni anticipate, ma un nuovo governo con una nuova guida".

Pasquino: "Adesso apparentemente l'obiettivo immediato è di riuscire a controllare parte dell'ingente somma di denaro che verrà attraverso il Recovery Fund, l'obiettivo successivo probabilmente è un rimpasto anche se credo che non sia il problema di avere più ministri, forse vuole sconfiggere Conte con qualcuno che faccia più attenzione alle sue esigenze".

Il premier ha rilasciato una serie di interviste nelle quale si dice disponibile a trattare. La sua poltrona, stavolta, scricchiola per davvero?

Campi: "L’avvertimento di Renzi a Conte durante il suo intervento al Senato è stato esplicito. Non credo Conte possa far finta di niente o cavarsela dicendo che sono state equivocate le sue reali intenzioni. Avrà notato anche lui che, al di là del voto favorevole incassato sulla riforma del Mes, non si è alzata praticamente nessuna voce politicamente autorevole a suo sostegno. Conte ha ormai un problema evidente con la sua maggioranza. Ho l’impressione che anche il Capo dello Stato abbia cambiato atteggiamento nei suoi confronti. Prima l’alternativa al suo governo erano le elezioni anticipate, che però non si possono svolgere e che nessuno al momento vuole. Ora si sta facendo strada l’idea (probabilmente anche al Quirinale) che l’alternativa a Conte potrebbe essere semplicemente un altro governo: con la stessa maggioranza ma con un diverso Presidente del Consiglio. Detto questo, certo che tratterà pur di restare in sella, anche se i suoi margini di manovra si stanno sempre più restringendo. Peraltro non aiuta a percezione diffusasi nel Paese che la gestione della pandemia è stata a dir poco dilettantesca. Mesi fa Conte poteva ancora essere convincente quando diceva che l’Italia rappresentava addirittura un modello. Dopo la seconda ondata, con questo numero di morti, gli alibi e gli illusionismi sono venuti meno".

Pasquino: "No, io credo che Conte sia molto abile a contrastare queste che sono più che punture di spillo, sono tentativi di spingerlo giù da un burrone, credo che abbia dietro di sé Mattarella perché sa che non sarà facile sostituire Conte come primo ministro, credo che riuscirà a superare questo e lo farà cedendo parte del suo potere di controllo del denaro, credo che sia una buona cosa perché ha accentrato troppo nelle sue mani la gestione di questi ingenti fondi".

Nel merito del problema, sulla cabina di regia, Renzi ha ragione oppure è solo un pretesto per far cadere Conte?

Campi: "La verità è che Conte (e la rete di potere extra-parlamentare che lo sostiene) è stato sottovalutato. Lo si è scelto perché facesse da mediatore e garante dei partiti che lo sostenevano, mentre ben presto e sempre più – grazie anche alla situazione di emergenza sociale e istituzionale prodotta dalla pandemia – si è messo a giocare in proprio, creandosi un suo partito personale e informale. C’è appunto poco da equivocare sulle sue intenzioni: il controllo che esercita sui servizi segreti così come la creazione di una struttura operativa che dovrebbe gestire il Recovery Fund rispondendo direttamente a Palazzo Chigi (una sorta di super-governo senza controllo parlamentare) sono l’espressione di un disegno politico-istituzionale che Conte sta perseguendo da tempo e con coerenza. Non avendo la forza dei numeri (quelli li hanno i partiti) ha puntato, sfruttando l’emergenza e i poteri di gestione e indirizzo che grazie ad essa si è assegnati, sulla creazione di una articolata tecno-struttura che è, appunto, il suo vero partito. Zingaretti, Di Maio si sono alla fine accorti di questo disegno e hanno trovato probabilmente in Renzi il loro ariete".

Pasquino: "Qualcuno mi accusa di essere prevenuto nei confronti di Renzi, io invece sostengo di essere postvenuto, cioè di aver visto e valutato tutti i suoi comportamenti a partire da quando fece cadere il governo Letta per sostituirlo, le sue affermazioni che poi contraddiceva coi suoi comportamenti, credo che abbia torto perché non sta operando per far funzionare meglio il governo del Paese ma sta intralciando questo funzionamento, sta minacciando, sta ricattando, indebolendo il governo, indebolendo l'Italia perché Conte è il volto italiano a Bruxelles".

Renzi, in caso di elezioni, è destinato a sparire oppure può sperare di avere di nuovo un ruolo centrale nella politica italiana?

Campi: "Per essere centrali - specie se si dovesse andare ad una riforma del sistema di voto in senso integralmente proporzionale (o con soglie di sbarramento di quelle che non sbarrano nulla) – non occorre guidare un grande partito. Anzi, paradossalmente, a capo di una formazione minuscola ma decisiva (vista la frammentazione del quadro politico-partito) Renzi avrebbe molte carte da giocare a livello di manovre parlamentari. Detto questo Renzi può anche personalmente sopravvivere, come capitano di un vascello pirata, ma di certo è finito il “renzismo”, inteso come progetto politico. Se aveva un “grande disegno” o velleità da grande riformatore, bene, quella stagione è alle sue spalle per sempre".

Pasquino: "Dipende moltissimo dalla legge elettorale, infatti Renzi dice una cosa che è sbagliata ma che contrasta quello che tutti chiamano il ritorno al proporzionale. L'attuale legge Rosato è una legge 2/3 proporzionale e 1/3 maggioritario, quindi nella proporzionale ci siamo già. Se ci sarà una soglia di esclusione del 5% Renzi non entrerà nel Parlamento".