Biden sgancia la bomba su Putin: "È un assassino". La furia di Mosca

Il presidente Usa attacca su elezioni e Navalny: "Pagherà per le sue interferenze". Tensione alle stelle. La Russia richiama l'ambasciatore: "Attacco a tutto il Paese. Rapporti in un vicolo cieco"

Biden sgancia la bomba su Putin: "È un assassino". La furia di Mosca

Joe Biden si lancia in una pesante invettiva accusatoria nei confronti di Vladimir Putin, facendo presagire una netta presa di posizione dell'amministrazione Usa verso il Cremlino. Di fatto l'inquilino della Casa Bianca ha dato dell'assassino al presidente russo: in un'intervista alla Abc, alla domanda del giornalista che gli ha chiesto: «Lei conosce Putin, pensa che sia un killer?», Biden ha risposto «lo penso». Quindi, ha promesso che il leader russo «pagherà» per aver tentato di influenzare le presidenziali del 2020.

Quella di Biden, nei confronti di un altro capo di stato, è un'affermazione pesantissima, che ha ovviamente scatenato l'ira di Mosca. L'ambasciatore russo negli Stati Uniti è stato richiamato. Il presidente della Duma, Viaceslav Volodin, ha affermato che Biden «con la sua dichiarazione ha offeso i cittadini russi»: «È un'isteria causata dall'impotenza. Gli attacchi contro Putin sono attacchi contro il nostro paese». «La cosa principale è capire se si possono trovare modi per migliorare le relazioni russo-americane che sono in una condizione difficile e che Washington ha sostanzialmente spinto in un vicolo cieco negli ultimi anni». La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha tuttavia spiegato che Mosca è interessata a «prevenire il loro degrado irreversibile, se gli americani capiscono i rischi che questo comporta».

I commenti del presidente Usa sono arrivati all'indomani della diffusione del rapporto dell'intelligence americana sulle interferenze nelle elezioni del novembre scorso, secondo cui Putin diede l'ok alle operazioni per denigrare Biden e aiutare il suo rivale Donald Trump. Conclusioni che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito infondate: «Riteniamo che questo rapporto sia sbagliato, assolutamente infondato e senza prove». Nel dossier declassificato diffuso dalla direzione della National Intelligence, che coordina tutte le agenzie degli 007, si afferma che fu il leader del Cremlino ad autorizzare personalmente le operazioni per denigrare la campagna dell'allora candidato democratico e sostenere la rielezione del tycoon, seminando sfiducia nel processo elettorale e discordia per esacerbare le divisioni socio-politiche negli Stati Uniti. Biden ha ricordato che nella sua telefonata a fine gennaio con Putin lo aveva ammonito su una possibile risposta americana. «Abbiamo avuto una lunga conversazione, lui ed io. Lo conosco relativamente bene», ha sottolineato: «Quando il colloquio è iniziato, gli ho detto «io conosco te e tu conosci me. Se stabilisco cos'è successo, sii preparato». Biden ha ricordato pure di aver detto in precedenza al collega russo di non pensare che lui abbia un'anima.

Nonostante il suo giudizio, il Comandante in Capo ritiene possibile «camminare e masticare una gomma allo stesso tempo», ossia lavorare con Mosca su questioni che interessano Washington, come gli accordi sugli armamenti. Secondo le fonti citate dalla Cnn, gli Usa potrebbero annunciare nuove sanzioni per le interferenze nelle elezioni la settimana prossima: nel mirino «diversi paesi, tra cui Russia, Cina e Iran». Gli 007 americani hanno rilevato che oltre ai tentativi da parte di Mosca per screditare Biden, Teheran avrebbe portato avanti una campagna per minare la rielezione di Trump senza però promuovere direttamente il suo rivale. Le manovre - si legge - furono approvate dal leader supremo, l'ayatollah Ali Khamenei, coinvolgendo l'esercito e le agenzie di intelligence, che usarono messaggi aperti e coperti e condussero vari cyber-attacchi. Mentre la Cina ha valutato se interferire ma ha scelto di non farlo, ritenendo che le operazioni sarebbero fallite e avrebbero avuto un effetto boomerang. Nessuna potenza straniera, tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel 2016, riuscì a penetrare nei sistemi di voto.

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