Bimbo palestinese bruciato Hamas minaccia vendetta

Estremisti ebrei danno fuoco a una casa di Nablus Netanyahu: «Terroristi». La risposta: «Colpite i coloni»

Lo spettro di una nuova Intifada palestinese rischia di far saltare i già traballanti equilibri politici in una delle aree più calde del Medioriente. Dopo gli incidenti sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, in Cisgiordania giovedì notte un bimbo di appena 18 mesi ha perso la vita nell'incendio doloso della sua abitazione, mentre i genitori Saad e Riham e il fratello di 4 anni Ahmed versano in condizioni critiche. L'attacco è avvenuto nel villaggio di Duma, vicino a Nablus, intorno alle 2 di notte. Secondo il racconto di un vicino di casa due uomini, in jeans e camicia nera e a volto coperto, si sono diretti verso l'abitazione della famiglia Dawabsheh, prima imbrattando le pareti con frasi in ebraico come «Vendetta» e «Viva il Messia» e poco dopo lanciando all'interno bottiglie incendiarie. Per il piccolo Ali, appena 18 mesi, che dormiva per terra, non c'è stato scampo.

Il grave episodio è stato condannato dal premier israeliano Netanyahu che ha telefonato al presidente palestinese Abu Mazen per esprimergli il proprio orrore. «Dobbiamo combattere assieme il terrorismo, da qualsiasi direzione provenga», ha dichiarato, ma la risposta non è stata conciliante. Nabil Abu Rudeina, portavoce dell'Anp, considera Israele «responsabile del crimine odioso» e accusa il governo di Tel Aviv «di continuare a garantire impunità ai coloni. Chiederemo alla Corte penale internazionale di punire i colpevoli».

L'esercito israeliano ha elevato lo stato di allerta in Cisgiordania e secondo una fonte vicina al ministro della Difesa Moshe Yaalon, il Mossad avrebbe aperto un canale con gli omologhi palestinesi per impedire che la situazione sfugga di mano con ingerenze da parte di organizzazioni jihadiste. Tutto questo mentre ad Amman, in Giordania, si sarebbe già tenuto un incontro tra il negoziatore palestinese Saeb Erekat e Silvan Shalom, il vicepremier israeliano incaricato di riallacciare contatti con l'Autorità nazionale palestinese. Su richiesta di Abu Mazen è stato fissato per il 5 agosto un vertice urgente al Cairo dei ministri di 15 Paesi arabi. Nel corso del summit si parlerà dell'escalation israeliana e della situazione dei palestinesi nei Territori.

Sempre per quanto riguarda la diplomazia è intervenuto il rappresentate dell'Onu Nikolay Mladenov che, esprimendo preoccupazione per l'attacco al villaggio di Duma, ha fatto appello a entrambe le parti «affinché venga mantenuta la calma e si facciano i passi necessari per assicurare i responsabili alla giustizia». Esortazione caduta nel vuoto visto che ieri incidenti fra dimostranti palestinesi e reparti dell'esercito israeliano si sono segnalati in diverse località della Cisgiordania. A Ramallah un'auto di coloni in transito è stata raggiunta da due proiettili, mentre a Issawia, Gerusalemme est, bottiglie incendiarie sono state lanciate verso le forze di polizia.

Forse anche per costruire un clima di distensione, Netanyahu ieri pomeriggio ha visitato in ospedale Ahmed, il fratello del bambino morto, spiegando ai cronisti che metterà «a sua disposizione i migliori dottori per restituirgli la salute e per salvare le vite dei genitori». E se il premier in qualche maniera sembra voler tendere la mano, Hamas replica chiedendo agli abitanti di Duma e Nablus di riversarsi nelle strade per protestare anche se il portavoce Hussam Badran dice «dopo la morte del bambino tutti i soldati e i coloni israeliani sono obiettivi legittimi della resistenza» dopo la morte del bambino». Sul fronte internazionale gli Stati Uniti hanno condannano l'attacco nel villaggio in Cisgiordania invitando «tutte le parti ad evitare un'escalation delle tensioni», anche la Farnesina auspica che «i responsabili di un atto così disumano vengano identificati e giudicati secondo la legge».

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