I segreti della Boschi: così è diventata ministro

Una biografia racconta la sua scalata. E a Vespa confida: "Corteggiatori? Non ho tempo"

I segreti della Boschi: così è diventata ministro

Da secchiona di paese a ministro, di fatto numero due del premier. Una carriera fulminante per «la Mari», nomignolo della giovinezza in quel di Laterina, campagna di Arezzo, prima che Maria Elena Boschi conquistasse ben altri soprannomi: la Giaguara (per le scarpe leopardate sfoderate alla Leopolda), Miss Parlamento, l'Amazzone renziana, e «Come dice il presidente Renzi», più noto tra i cronisti. Trentaquattro anni, un ministero, autostrade spianate davanti (i pronostici la candidano a tutto, dal Campidoglio a Palazzo Chigi) e adesso pure una biografia all'attivo ( Una tosta , di Alberto Ferrarese e Silvia Ognibene, ed. Giunti). Sempre prima della classe, dalle elementari all'università (però non era portata per lo sport, almeno quello), mai una parolaccia, mai una sigaretta, «in motorino aveva sempre il casco e a Laterina non se lo metteva nemmeno il prete!» assicura un'amica. Chierichetta, Madonna nel presepe vivente di Laterina, insegnante di catechismo e volontaria al bar della parrocchia: praticamente la biografia di una santa.

In questo quadretto celestiale arriva presto anche la politica, dove la Boschi brucia presto le tappe, anche con una bella dose di fortuna. All'inizio, giovanissima praticante nel più prestigioso studio legale di Firenze, dove conosce anche l'attuale tesoriere Pd Bonifazi («suo ex fidanzato»), lo studio del civilista Umberto Tombari, vicepresidente dell'Acri, l'associazione delle Fondazioni bancarie, nominato in passato da Renzi presidente della partecipata «Firenze mobilità». È la porta che introduce la giovane Boschi nella galassia di Renzi, lei che alle primarie del Pd nel 2009 aveva lavorato al comitato elettorale non di Renzi, ma del dalemiano Michele Ventura. Renzi però non la rottama, ma anzi la nomina prima nel cda di Publiacqua e poi la sceglie come sua frontwoman, dalla Leopolda alla sfida con Bersani, fino a portarsela con sè al governo. Lì, da ministro per i rapporti col Parlamento, si è ritagliata un ruolo centrale, «ha accentrato tutto, tutto passa dal suo ufficio prima di approdare in aula». Quando c'è una trattativa complessa, come quella sul Senato, vince per sfinimento, «con riunioni fiume una dietro l'altra». «Pugno di ferro in guanto di velluto», riassumono gli autori. E direttamente lei, la Boschi superstar, racconta di sé a Bruno Vespa nel suo libro Donne d'Italia. «Io non sono potente. Sono soltanto una persona che cerca di lavorare molto. Seguo tanti tavoli, dentro questo ministero e fuori, Ma io non gestisco niente, a parte il mio lavoro. Il potere è un'altra cosa». A che ora si alza?, le chiede Vespa. «Non prestissimo, verso le sei e mezza. Ma se devo studiare anche alle cinque. Corteggiatori? Non ho tempo». A quando la Boschi premier? Risponde lei: «Finché c'è Renzi - e ci sarà per lungo tempo - il problema non si pone».

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