Blitz del governo provvisorio Le mani sui vertici delle Fs

Nominato in anticipo il cda: uno "scippo" al futuro esecutivo. Confermato Mazzoncini, ad voluto da Renzi

Blitz del governo provvisorio Le mani sui vertici delle Fs

La notizia esce sottotraccia nel tardo pomeriggio di ieri, annegata in un comunicato delle Ferrovie intitolato così: «Fs italiane: Anas entra nel gruppo». L'operazione è quella, annunciata da mesi, del conferimento di Anas (la società che gestisce le strade pubbliche) alle Fs. Ma poi, nell'ultima riga, ecco la notizia inattesa: «Contestualmente viene nominato, in continuità, il nuovo cda di Fs, con presidente Gioia Ghezzi e Renato Mazzoncini» (quest'ultimo è l'amministratore delegato).

È un blitz, perché il cda di Fs aveva la sua scadenza naturale in primavera, con l'approvazione del bilancio 2017. La nomina sarebbe dunque spettata al prossimo governo (le Fs sono controllate al 100% dal ministero dell'Economia di Pier Carlo Padoan) dopo le elezioni. Invece ieri, cogliendo al balzo l'occasione, l'assemblea oltre ad approvare la fusione ha anche rinnovato il cda. Ufficialmente per permettere l'ingresso di due rappresentanti di Anas al posto di due delle Fs. Un'operazione che poteva però avvenire anche senza bisogno dell'assemblea: una volta approvata la fusione con Anas sarebbero state sufficienti due dimissioni dal cda, con la cooptazione dei nuovi membri (prassi consolidata nelle spa), lasciando inalterata la scadenza del 2018. Invece, in questo modo, è entrato in carica un nuovo consiglio, ancorché «in continuità» come si legge nel comunicato. Ma la cui durata, come confermano al Giornale fonti delle Ferrovie, sarà triennale. Insomma, un nuovo vertice a tutti gli effetti. Con la presidente Ghezzi già nominata dall'assemblea e l'ad Mazzoncini che verrà invece indicato dallo stesso cda, nella prima riunione utile.

Manager fortemente voluto da Matteo Renzi nel 2015 (che da premier aveva cambiato il vertice delle Fs due volte, licenziando il presidente Marcello Messori e l'ad Michele Elia dopo pochi mesi dalla nomina), Mazzoncini era in Fs già nel 2012, quando si occupò in prima persona di fare l'accordo con l'allora sindaco di Firenze Renzi per la «privatizzazione» dell'Ataf, l'azienda tranviaria fiorentina di cui poi divenne presidente. Operazione seguita per il comune di Firenze dall'avvocato Maria Elena Boschi.

Tra i politici, la prima ad accorgersi del blitz è stata Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia. «I ladri di poltrone del governo Renzi - Gentiloni assestano gli ultimi vergognosi colpi di coda prima di essere cacciati dagli italiani», ha detto. Ma c'è da scommettere che non resterà isolata. Anche perché di qui a primavera potrebbero esserci altri casi di poltrone in bilico. Come per esempio quelle pesantissime della Cdp, i cui vertici sono anch'essi in scadenza nel 2018.

Nel nuovo cda di Fs, oltre a Ghezzi e Mazzoncini, sono stati confermati anche Simonetta Giordani, Wanda Ternau e Federico Lovadina (che viene dallo studio Tombari, come il tesoriere Pd Bonifazi, la stessa Boschi e il fratello Emanuele). New entry sono Giovanni Azzone e Franceca Moraci (nominata in Anas nel 2015, sempre dal governo Renzi-Padoan).

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