Bollette, l'incubo continua: i prezzi di gas e petrolio finiscono fuori controllo

Bollette, l'incubo continua: i prezzi di gas e petrolio finiscono fuori controllo

Gas e petrolio senza freni. L'attacco russo ha infiammato i prezzi, già alti, delle materie prime energetiche che più di tutte impattano sullo stato di salute di famiglie e imprese in Europa. Particolarmente esposta ai rialzi è l'Italia che, almeno sul fronte gas, dipende per il 90% dalle esportazioni, quota per il 40% in media coperta dalla Russia (anche se a gennaio è stata del 17,5%). Ecco, allora, che i dati di ieri devono far preoccupare per la tenuta dell'economia e del potere d'acquisto delle famiglie. I future scadenza marzo scambiati ad Amsterdam sono saliti del 51,1%, a 134,3 euro per megawattora. Sopra 100 dollari il petrolio con i prezzi alla pompa sopra i 2 euro al litro.

Un rialzo significativo in una sola giornata di contrattazioni che preoccupa e che è avvenuto al netto di qualsiasi possibile sanzione energetica, per ora scongiurata, ma non esclusa (sarebbe quella che nel settore viene considerata l'ipotesi peggiore). A bocce ferme, sarà comunque una stangata. E questo anche se gli italiani, già da mesi, sono alle prese con il caro-bolletta causato dal rialzo dei prezzi: un'impennata legata al fatto che prima dello scoppio ufficiale del conflitto i rubinetti del gas sono stati già chiusi a singhiozzo dalla Russia per far leva sul suo ruolo di importante fornitore di energia per l'Europa. In risposta all'opposizione al gasdotto Nord Stream 2 (che l'Ue tiene fermo) la Russia ha limitato il gasdotto Yamal, una delle tre vie usate per convogliare il metano all'Ue passando per la Polonia e la Germania.

Da qui e dalla forte ripresa della domanda post pandemica i rialzi degli ultimi mesi che hanno affossato le bollette: nel 2021 le famiglie hanno subìto un aumento medio del 32% su base annua, con un incremento del 31% rispetto al 2020 per il gas e del 33% per l'energia elettrica. L'Arera ha previsto, inoltre, nel primo trimestre 2022 un aumento del 55% per l'elettricità (+300 euro) e del 41,8% per il gas (+600 euro).

Tutto questo in una fase pre conflitto. Ma quali sono le prospettive ora? Alcuni analisti vedono il gas a quota 180-200 euro a megawattora e il petrolio a 150 dollari se il conflitto dovesse perdurare. Se fino a qualche settimana fa si ipotizzava una progressiva calmierazione per i prezzi del gas già nel secondo-terzo trimestre 2022, oggi il valore della commodity dipenderà dall'evoluzione del conflitto. Si assisterà ad ulteriore rialzo dei prezzi. Fonti alternative, come il gnl, sono disponibili, ma prezzano l'incertezza del contesto e la crescita della domanda legata alla ripresa. Tutto questo con la premessa che la Russia rispetti gli obblighi contrattuali sui volumi: in caso contrario, lo scenario risulterebbe significativamente più sfidante, commenta Roberto Prioreschi, Managing Director di Bain & Company Italia e Turchia.

Insomma, le soluzioni ipotizzate al momento: il raddoppio della produzione italiana a 6 miliardi di mc, il ricorso al Gnl e l'aumento delle esportazioni da altre fonti (TransMed da Algeria; Green Stream dalla Libia e Tap dall'Azerbaijan ) non potranno limitare l'effetto che il rialzo boom dei prezzi avrà su imprese e famiglie anche se in parte (piccola) i rialzi sono già stati prezzati. Inoltre, la volatilità è assicurata e l'orizzonte è di quelli lunghi: 2024.

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