La bomba anziani: 300mila a rischio nelle case di riposo. "Sos mascherine"

Le Rsa precettate per fornire letti Covid: "Pericolo troppo alto per i nostri ospiti"

Muoiono da soli, senza nessuno che gli tenga la mano. D'accordo, hanno più di 80 anni e lo sapevamo che quest'epidemia avrebbe colpito soprattutto loro. Ma sono costretti ad agonie che durano anche una settimana, fino a quando i polmoni collassano. Ed è inutile portarli in ospedale, non verrebbero mai accettati in terapia intensiva.

Gli anziani delle case di riposo sono sempre più a rischio. Nelle strutture - più di 7mila in tutta Italia con un totale di 300mila ospiti - i numeri dei contagi sono ancora bassi ma sembra stiano per esplodere come una bomba a orologeria. E nel momento in cui il virus entra in una residenza per anziani è facilmente immaginabile il danno che può provocare.

Per ora i casi più gravi sono stati registrati a Mediglia (Milano), dove il Covid ha provocato 25 decessi, a Quinzano e Capriolo (Brescia) dove si contano 31 vittime. E ancora, Comeana (Prato), Merlara (Padova) e la casa Virgilio Ferrari di Milano, dove l'intero quarto piano è stato messo in quarantena. Ma i casi latenti potrebbero essere molto di più, soprattutto se si considera che fino a lunedì 9 marzo molte strutture hanno lasciato libero accesso ai parenti.

Per di più c'è il problema delle mascherine, introvabili. Le case di riposo - in particolar modo quelle private o gestite da enti e fondazioni - non fanno parte dei presidi sanitari essenziali e quindi devono provvedere da sole a ordinare i dispositivi di protezione. Mettendosi ovviamente in coda rispetto a reparti Covid e ospedali. Ma, pur non essendo in prima linea, le strutture per gli anziani potrebbero presto essere precettate, trovandosi a dover prestare posti letto ai malati di coronavirus, almeno per le quarantene post ospedaliere, o a dare una mano agli ospedali per gestire i pazienti non Covid. Aumentano esponenzialmente il rischio di far entrare l'infezione tra le stanze degli ospiti, soprattutto se le protezioni anti virus non ci sono. Già alcune rsa sono state coinvolte e hanno accolto, dal 12 marzo ad oggi, un centinaio di casi, quelli con meno complicazioni.

«A noi servirebbero 10mila mascherine al mese - spiega Carlo Marazzini, direttore sanitario dell'istituto La Provvidenza di Busto Arsizio, la città della provincia di Varese maggiormente colpita dall'infezione - Le stiamo cercando dalla metà di febbraio ma non ci è ancora arrivato nulla. Se il nostro personale non si può proteggere, non potremo mai dare all'ospedale la disponibilità per accettare dei pazienti Covid. Le mascherine sono urgenti, altrimenti non possiamo lavorare in sicurezza». Non solo. Gli infermieri e gli operatori sanitari che non si possono proteggere rischiano di diventare dei vettori di contagio fuori e dentro la casa di riposo, aumentano ancor di più le possibilità di contagio.

La Uecoop, l'unione europea delle cooperative, ha calcolato che un anziano su tre è ricoverato in case di riposo che hanno sede nelle zone dell'epicentro del virus, fra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. E per questo lancia l'allarme, prima che sia troppo tardi, e chiede di rafforzare le misure di sicurezza: «Il focolaio in una solo casa di riposo - spiegano i rappresentanti Uecoop - può trasformarsi in un dramma per i nonni ricoverati, per i loro parenti e per gli stessi operatori sanitari che li seguono ogni giorno». Per evitare che le case di riposo vengano utilizzate per ricoverare i pazienti Covid dimessi anticipatamente dalle corsie di ospedale, i sindacati mettono le cose in chiaro, a cominciare dalla Lombardia, zona rossa per eccellenza: «Gli anziani non devono essere vittime sacrificabili - scrivono Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil - Per i pazienti Covd devono essere individuate altre arre più sicure che non siano quelle in cui vengono ospitati anziani, a maggior rischio di contagio».

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