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Bombe sul gas, minacce al petrolio. Mojtaba: "Vendetta per Larijani"

A fuoco i giacimenti di Teheran, Israele: "Era un aut aut". Gli ayatollah colpiscono un giacimento di Gnl in Qatar. Messaggio di Khamenei. L'Idf uccide il ministro degli 007

Bombe sul gas, minacce al petrolio. Mojtaba: "Vendetta per Larijani"
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Chi non viene ucciso, minaccia e alza il tiro. Perché il regime degli ayatollah è ferito ma resta in piedi in qualche modo e non sembra avere alcuna intenzione di interrompere la propria strategia del caos sparsa in tutto il Golfo. E non solo. Un regime ferito ma ancora vivo come il suo nuovo leader, Mojtaba Khamenei, che è tornato a parlare con un comunicato in cui ha espresso cordoglio per l'uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Ali Larijani, minacciando vendetta: "I nemici dell'Islam devono sapere che versare questo sangue alle radici del sistema islamico non fa altro che rafforzarlo. Naturalmente, ogni goccia di sangue avrà un prezzo che i criminali assassini dei martiri pagheranno prima o poi". Parole che arrivano mentre Israele ha fatto sapere di aver eliminato un altro leader iraniano, il ministro dell'Intelligence Esmaeil Khatib, e nel momento in cui la battaglia per l'energia diventa sempre più cruciale per il conflitto ma anche per l'economia globale.

Mojtaba minaccia, così come il regime che però perde altri pezzi importanti. Khatib è stato ucciso in un raid aereo di Tel Aviv. A Gaza invece eliminato il comandante di Hamas Yahya Abu Labda. Ma il regime iraniano va avanti nella sua strategia. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito che le conseguenze della guerra "colpiranno tutti". "L'ondata di ripercussioni globali è appena iniziata e colpirà tutti, indipendentemente dalla ricchezza, dalla religione o dalla razza", ha detto. Aggiungendo che "non puntiamo a un cessate il fuoco. Vogliamo che la guerra cessi completamente e per sempre, e in tutta la regione".

Quella del Golfo, alle prese con i continui raid ma anche con un nuovo filone del conflitto, quello legato all'energia che va anche oltre le tematiche legate alla navigabilità dello Stretto di Hormuz. Nuovi raid iraniani hanno preso di mira gli impianti per il greggio a Fujairah, negli Emirati, e le petroliere nel Golfo di Oman. I Pasdaran hanno avvisato di evacuare gli impianti petrolchimici in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, sotto attacco per ritorsione ai raid contro gli impianti di gas di South Pars. La struttura, il più grande giacimento di gas naturale al mondo, è stata colpita da un attacco congiunto statunitense-israeliano. L'ipotesi è quella dell'avvertimento: se non "liberate" Hormuz, ogni vostra struttura sarà distrutta. Ma il regime replica a muso duro: "Questo crimine di guerra non resterà impunito e la risposta dell'Iran prenderà di mira le infrastrutture nemiche che in precedenza si ritenevano sicure", minacciano fonti di Teheran, con il Qatar che ha evacuato parte dei suoi impianti a Ras Laffan poco prima di un raid iraniano che ha causato un incendio (poi domato) e danni ingenti. "Ci riserviamo il diritto di rispondere", minaccia Doha.

Non solo energia. La situazione nel Golfo resta tesissima. Due persone sono morte nell'impatto di una bomba a grappolo iraniana nel sobborgo di Ramat Gan, a Tel Aviv. Che di suo ha colpito Beirut, uccidendo sei persone e causando il ferimento di altre 24 in diversi raid contro il Libano. Teheran ha invece attaccato una base aerea negli Emirati Arabi Uniti dove sono di stanza un centinaio di soldati australiani, provocando un incendio che ha danneggiato strutture mediche e alloggi. Il ministero della Difesa del Qatar ha invece annunciato di aver intercettato un attacco missilistico nei pressi della capitale Doha. Forti esplosioni sono state avvertite anche a Riad, in Arabia Saudita.

E come segno tangibile di una preoccupazione diffusa, la Turchia ha annunciato che nuovi missili Patriot verranno schierati nella base militare di Incirlik nel Sud-Est del Paese, dove la Nato aveva intercettato un missile iraniano. Altro che de-escalation.

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