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Bonomi non cede sui tagli. Ma M5S fa da sponda alla Cgil

Confindustria rassicura: "Saranno casi limitati". I grillini inseriscono la proroga nel dl Sostegni bis

Bonomi non cede sui tagli. Ma M5S fa da sponda alla Cgil

«Ho sentito alcuni sindacalisti minacciare che i licenziamenti arriveranno fino a 2 milioni di lavoratori. Questo vorrebbe dire che il manufatturiero dovrebbe licenziare il 50% del personale: sono evidentemente affermazioni che vengono fatte solo per diffondere paura. Noi da gennaio ad aprile abbiamo assunto 123mila persone e siamo in una fase di ripresa: non abbiamo un problema di licenziamento e continuare a denunciare una possibile macelleria sociale o a minacciare di scatenare la piazza in caso di mancato blocco non è un modo di fare». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ieri ha ribadito la propria critica ai leader di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. «Se vogliamo dare un numero parliamo di 100mila persone al massimo ma c'è anche uno strumento per accompagnarle nel loro percorso: il contratto di espansione che abbiamo proposto su cui sono stati fatti passi avanti abbassando il tetto delle aziende che vi possono accedere».

Il numero uno di Viale dell'Astronomia ha sottolineato che «l'Inps non ha i soldi per pagare le ultime Cig per cassa-Covid» e che le aziende hanno anticipato le coperture per gli ultimi 2 mesi. Insomma, non ci sono risorse per dar corso alle richieste del sindacato. «Siamo alla schizofrenia assoluta», il suo tagliente commento. Il messaggio è molto chiaro: è inutile ostacolare la ripresa congelando il mercato del lavoro anche perché ci sono «le condizioni per un piccolo miracolo economico, ma neanche troppo piccolo», ha sottolineato Bonomi, ribadendo che l'incremento del Pil potrebbe superare il 5% quest'anno e che «nel 2022 avremo una crescita analoga ma dipenderà anche dall'utilizzo efficace del fondi europei e dalla capacità di fare riforme !».

Anche la Banca d'Italia è convinta che il sistema-Paese sia in grado di reggere allo sblocco dei licenziamenti. «Le misure sulle integrazioni salariali operano in continuità con quelle precedenti, mirando a preservare le posizioni lavorative esistenti», ha spiegato il capo del servizio Struttura economica della Banca d'Italia, Fabrizio Balassone, nel corso dell'audizione sul decreto Sostegni bis in commissione Bilancio. «L'ampia possibilità di ricorrere alle integrazioni salariali consente di attutire gli impatti della graduale rimozione del blocco dei licenziamenti», ha aggiunto.

Si è così idealmente creato un fronte contrapposto a quello sindacale. Ieri le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato M5s per perorare la propria causa. L'appuntamento con il Pd è stato interrotto e rinviato in segno di lutto per la scomparsa di Guglielmo Epifani. «Disponibilità da parte del M5s a presentare emendamenti che vadano in direzione delle nostre richieste su blocco dei licenziamenti, estensione dei contratti di solidarietà (non solo a chi ha perso fatturato del 50% ma a tutti), condizionalità dei sostegni alle imprese al mantenimento dell'occupazione», ha detto un soddisfatto Landini al termine del vertice con i pentastellati. Alla Camera i componenti della commissione Lavoro del partito grillino presenteranno un emendamento al dl Sostegni bis per prorogare il blocco. E lo stesso farà un altro partito di sinistra: Liberi e Uguali.

«Questa è una strada, ho visto che anche ieri alcuni colleghi l'hanno suggerita. Da subito ho indicato la strada della selettività sulla quale confrontarsi e riflettere», ha chiosato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, scottato dalla sconfessione del premier Draghi proprio in sede di presentazione del Sostegni bis dal quale è stata cassata la norma da lui introdotta per rinviare la possibilità di licenziare.

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