Boris: "Via al governo del popolo". Ma la sterlina trema per il No Deal

Il premier: "È stata un'elezione sismica". Ma "il periodo di transizione non sarà esteso". Giù il pound

Boris: "Via al governo del popolo". Ma la sterlina trema per il No Deal

Lo spauracchio del No Deal terrorizza i mercati. Dopo aver brindato al trionfo di Boris Johnson alle urne, ora scatta la paura per le nuove mosse del primo ministro. La sterlina perde l'1,5% sia su euro che su dollaro ed è il calo maggiore da luglio, una discesa che ha azzerato i guadagni dopo la netta vittoria del primo ministro conservatore il 12 dicembre. Cosa è accaduto? Boris ha escluso che il periodo di transizione, quello durante il quale il Regno Unito dovrà definire i futuri accordi commerciali con l'Unione Europea, possa essere esteso oltre il dicembre 2020 una volta che la Brexit sarà approvata entro il 31 gennaio del nuovo anno. Non si tratta di un'indiscrezione ma di un annuncio di Michael Gove, responsabile della preparazione del No Deal. Il vincolo che impone la chiusura delle trattative finirà nella legge (emendata) del divorzio che sarà votata nella storica seduta di venerdì, ora che Johnson ha una maggioranza di 365 su 650 deputati.

Quella di Boris è chiaramente una strategia per dimostrare agli interlocutori europei che entro 11 mesi da gennaio l'accordo andrà trovato, a differenza di quanto pensano a Bruxelles, dove è fortissimo lo scetticismo di poter chiudere intese così complesse in un tempo considerato troppo breve (Canada e Unione Europea ci ha messo 5 anni per l'accordo di libero scambio tra le due aree). Allo stesso tempo Johnson torna a usare l'arma che finora ha fatto breccia sugli elettori e sulla Ue: mantiene sul tavolo la minaccia di uscire senza intesa a fine 2020. No Deal, l'opzione considerata dai mercati e da Bruxelles la peggiore possibile. Brexit dura, come non disdegnano i falchi conservatori. Infine Boris si toglie un sassolino dalla scarpa nei confronti del precedente Parlamento, che gli impose di escludere il No Deal, per dimostrare che il problema della Brexit è stato finora iun'aula parlamentare non in sintonia con la volontà popolare.

Ieri il nuovo Parlamento si è riunito per la prima volta dal voto. Tory prevedibilmente euforici, Labour a dir poco sotto tono. Confermato lo Speaker uscente, Lindsay Hoyle. Record di donne in Aula: 220 in tutto, 86 conservatrici (erano 67 nel 2017) e 104 laburiste (erano 119 due anni fa), il 34% del totale.

Ma l'occasione più rilassata e significativa, in vista del «discorso della Regina» di domani, con il quale, tramite Sua Maestà, il premier Johnson presenterà al Paese il programma di governo, è stata la prima riunione del nuovo Gabinetto: «Non dovremmo assolutamente avere alcun imbarazzo nel dire che siamo il governo del popolo. Questo è il governo del popolo e lavoreremo per soddisfare le priorità del popolo», ha detto ai suoi Johnson, ripreso dalle telecamere. Poi l'appello a lavorare 24 ore al giorno, in vista dei primi cento giorni di governo. Infine la consapevolezza che la sfida adesso è tenersi i voti laburisti conquistati nel Nord dell'Inghilterra grazie alla promessa «Get Brexit done». «È stata un'elezione sismica. La gente ha aspettative molto alte e noi dobbiamo mantenere i nostri impegni».

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