Bottura: "Non riconosco l'Italia. Vince il no? Potrei andarmene"

Lo chef accusa il Paese d'aver perso fiducia. "Contadini e pescatori eroi moderni"

Bottura: "Non riconosco l'Italia. Vince il no? Potrei andarmene"

È una lunga intervista quella che lo chef Massimo Bottura concede al Corriere della Sera, raccontando di sé, dei suoi progetti, del suo impegno per una cucina che definisce "la più tradizionale che ci sia", pure se lo considerano "un avanguardista". Un'intervista in cui c'è spazio però anche per la polemica, per un momento in cui la star della cucina, tra le più titolate al mondo esprime tutta la sua delusione, buttandola in politica.

È un fautore del "sì" al prossimo referendum costituzionale, Massimo Bottura. Che però mette in chiaro che "il punto non è Renzi, o Grillo", ma piuttosto "la logica per cui 'in Italia non si può fare'".

E se passa questa logica, minaccia lo chef, "mi viene moglia di mollare tutto e andare all'estero", lontando da un Paese in cui "molti giovani si arrendono prima di combattere", che ha "detto no alle Olimpiadi, rinunciando a due miliardi di dollari del Cio". Che "se è per questo, voleva dire no pure all'Expo".

"A volte non riconosco più il mio Paese - commenta amaro Bottura -. Persone che si azzuffano per un parcheggio. Risse al bar per il cappuccino". Ma non tutto è perduto: "Poi incontro gli allevatori, i contadini, i pescatori: gli eroi del nostro tempo. Mi rendo conto di essere seduto su secoli di tradizione".

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