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Bracciante ucciso in piazza Il 15enne: "L'ho colpito io"

Il minore ha confessato di averlo fatto per difendere gli amici. I 4 accusati di omicidio volontario aggravato

Bracciante ucciso in piazza Il 15enne: "L'ho colpito io"
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È stato il quindicenne a colpire ed uccidere Bakari Sako, il bracciante agricolo originario del Mali di 35 anni, aggredito senza un perché all'alba di sabato nella città vecchia di Taranto. È stato lui stesso a confessarlo ieri davanti al gip del Tribunale dei minorenni durante l'udienza di convalida del fermo dei quattro membri della baby gang arrestati per il delitto. Seppur avvalendosi della facoltà di non rispondere, il ragazzino - lo stesso che dopo i fatti aveva fatto ritrovare l'arma - ha fatto delle dichiarazioni spontanee e si è detto "profondamente dispiaciuto", raccontando di aver accoltellato il bracciante per aiutare i suoi amici che stavano avendo una colluttazione con il 35enne. Anche gli altri tre minori hanno reso dichiarazioni spontanee, nelle quali però avrebbero dichiarato di non essersi accorti che il 15enne aveva accoltellato Sako. La discussione tra il gruppo di ragazzi e il maliano, a loro dire, sarebbe nata in quanto l'uomo stava girando un video con il suo telefonino. I ragazzi avrebbero protestato per essere stati inquadrati e ne sarebbe nato un battibecco, poi sfociato nella violenta lite al culmine della quale è intervenuto il 15enne che ha accoltellato a morte Sako. Gli altri minori non si sarebbero accorti del ferimento, al punto che avrebbero anche soccorso il 35enne pensando che fosse svenuto a seguito della colluttazione. Ci sono anche due maggiorenni coinvolti. Si tratta di Cosimo Colucci, 22 anni, detto Mimmo, fidanzato della sorella di uno dei minori coinvolti, e il 20enne Fabio Sale. Per tutti e sei l'accusa è quella di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Perché chi indaga ritiene che Sako sia stato preso di mira senza un motivo preciso, solo per importunarlo mentre andava al lavoro in bici, come tutte le mattine, per guadagnare quei pochi soldi da mandare alla famiglia. Forse solo perché era nero, anche se al momento non è contestato l'odio razziale.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno ripreso le varie fasi del pestaggio. Sako è in bici, sono le 5,20 quando due minori a bordo di uno scooter lo affiancano e lo costringono a fermarsi. In pochi istanti arrivano gli altri. La violenza esplode immediata. Un sedicenne sferra il primo pugno al volto del bracciante, che capisce di essere in trappola e fugge in un bar. È qui che l'aggressione muta in esecuzione. Mentre Sako corre per salvarsi, il quindicenne del gruppo estrae un coltello a serramanico e lo colpisce per tre volte: due fendenti al torace, uno all'addome. Il 35enne barcolla, entra nel bar, ma il gruppo lo tallona, gli urla di non entrare, lo chiama "infamone". In questa fase concitata interviene anche il 22enne, che infierisce sulla vittima con altri colpi.

Il titolare del bar invita i ragazzi ad allontanarsi, poi vede il maliano accasciarsi nel locale. In preda al panico, richiama i giovani: alcuni, sostenendo che l'uomo stia "fingendo", lo portano fuori provando a rianimarlo con acqua. Ma è tardi.

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