"Il braccio di ferro non premia nessuno": così è fallito il ddl Zan

Le reazioni alla bocciatura definitiva del ddl Zan: Forza Italia biasima: "Sui diritti non si procede così". Lega e FdI parlano di "arroganza". Nel Pd comincia la caccia ai responsabili della débâcle

"Il braccio di ferro non premia nessuno": così è fallito il ddl Zan

Chi troppo vuole nulla stringe. E così, a furia di rifiutare qualsiasi proposta di mediazione, il Pd si è schiantato sulla tagliola del Senato, che ha messo la parola "fine" al travagliato - e fallimentare - percorso parlamentare del ddl Zan. Una sconfitta che brucia, specie per quanto ci aveva puntato tutta la sinistra, a partire dal segretario del Pd Enrico Letta.

La posta in gioco era alta, per questo il centrodestra può esultare (come ha fatto in Aula, con l'appaluso fragoroso dopo l'esito della votazione). A esprimere la soddisfazione di Forza Italia è Mariastella Gelmini: "Le prove di forza strumentali non servono a tutelare le persone più esposte e i loro diritti". Dopo aver difeso le ragioni di chi era contrario, Maurizio Gasparri rimprovera il centrosinistra per l'atteggiamento contrario a qualsiasi mediazione: "Dovevano seguire la via del dialogo per tutelare i diritti, combattere ancor di più le violenze e le discriminazioni e non per seminare confusione con norme estranee a obiettivi da tutti condivisi. Subendo invece le imposizioni di Zan e di altri hanno ottenuto quello che hanno cercato. Una chiara sconfitta sul campo". Sulla stessa linea anche Mara Carfagna, ministra per il Sud: "Potevamo avere una buona legge contro la discriminazione di gay e trans, non l'abbiamo per la rigidità ideologica di due minoranze: chi voleva una legge-manifesto e chi non voleva nessuna legge. Il braccio di ferro sui diritti non premia nessuno".

Anche Matteo Salvini è intervenuto a caldo: "Sconfitta l'arroganza di Letta e dei 5Stelle - ha detto il leader del Carroccio, che ha assistito alla discussione dal suo scranno a Palazzo Madama - hanno detto di no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il Ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione". Compiaciuto anche Claudio Borghi: "Avevamo dato ogni possibilità di discutere nel merito. Hanno voluto fare gli arroganti? Gli è andata male". Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, gioisce: "E' una vittoria che non appartiene solo a noi ma anche a tutte le realtà, le associazioni, le famiglie e i cittadini che in questi mesi si sono battuti ad ogni livello per denunciare follie, contraddizioni e aspetti negativi di una follia firmata Pd-M5s di cui l'Italia non aveva alcun bisogno"; a fargli eco, Ignazio La Russa, che rimprovera al fronte pro-Zan "un'arroganza che oggi è stata sconfitta".

Nel centrosinistra gli animi sono a terra. "Vincono gli inguacchi, ma il Paese è un altro e presto si vedrà. Hanno fermato il futuro", ha commentato Enrico Letta. Mentre il deputato che ha dato il nome alla legge, Alessandro Zan, ha reagito con un post social: "Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddlZan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare". Mentre all'interno del Pd già comincia la caccia al responsabile della disfatta: "Bisogna chiedere le dimissioni di chi ha gestito questa vicenda, dalla presidenza del gruppo alla Commissione Giustizia", ha tuonato l'ex ministra Valeria Fedeli. Nel frattempo, sul Pd piovono anche gli strali degli alleati: "Una vergogna che invece di lavorare - le critiche di Davide Faraone - si sia tentata la fortuna, del tutto incuranti del peso di questo azzardo sulla vita delle persone. Chi ha messo in campo caparbiamente questa strategia fallimentare, dovrebbe sentire tutta la responsabilità di questo disastro storico".

Da segnalare la posizione singolare di Giuseppe Conte, che pure si aveva puntato molto sul disegno di legge, tanto che ieri il M5s ha abbandonato il tavolo per la mediazione. L'ex presidente del Consiglio parla di "delusione", ma esprime comunque una certa fiducia: "È solo una battuta d'arresto, la marcia dei diritti non si ferma". Si potrebbe quasi credere che, almeno per Conte, il sostegno al ddl Zan fosse solo di facciata, un modo per tenersi stretta l'alleanza con il Pd senza cui i grillini rischiano di essere relegati a un ruolo poco più che marginale. E la reazione dell'avvocato di Volturara Appula stona con le parole che Luigi Di Maio ha affidato a un post su Facebook: "Il ddl Zan doveva diventare legge in pochi giorni, invece sono passati mesi su mesi, scuse su scuse, fino a far saltare il provvedimento. Diciamocelo chiaramente: in Italia ci sono ancora forti discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. Questa è la verità. In un Paese moderno questo è inaccettabile".

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