Brexit, scacco a Boris: "No a un altro voto sull'accordo con la Ue"

Per lo speaker Bercow la mozione è già stata discussa. Johnson: "Contro la volontà popolare"

Londra. Il tempo della politica inglese scorre veloce in queste settimane: dopo il super Saturday in cui il parlamento ha forzato il governo ha chiedere all'Ue un rinvio della Brexit, ieri è stata un'altra giornata intensa a Westminster. Lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha bloccato il tentativo del governo di far rivotare il parlamento sul nuovo accordo che Johnson ha concluso la settimana scorsa con Bruxelles.

La sostanza del voto e le circostanze, ha spiegato lo stesso Bercow motivando le ragioni del suo diniego, sono rimaste sostanzialmente immutate rispetto a sabato quando la Camera ha esaminato e si e' espressa sul nuovo deal, scegliendo di rinviare il voto. Dibattere lo stesso tema sarebbe «ripetitivo e caotico», ha aggiunto Bercow che si è richiamato a un precedente del 1604 che impone che la stessa questione non può essere sottoposta al parlamento più di una volta nella stessa sessione parlamentare (solitamente un anno). Nello stesso inghippo era inciampata anche Theresa May quando, dopo la seconda bocciatura parlamentare del suo accordo lo scorso marzo, tentò di riproporlo pochi giorni dopo nella stessa forma per ritrovarsi anch'ella fermata da Bercow. Poche erano le speranze nutrite dal governo che lo speaker avrebbe ammesso il voto, tuttavia lo stop è stato accolto da critiche e accuse di partigianeria da molti tories che imputano a Bercow, egli pure un conservatore, di interpretare in modo tutt'altro che imparziale il ruolo di moderatore.

Al governo non è rimasto quindi che avviare, nella stessa giornata di ieri, l'iter legislativo per approvare la legge di uscita dall'Europa. Questa, a sua volta, contiene l'accordo che Johnson ha concluso con Bruxelles. La volontà del governo di far votare il parlamento sulla bozza di accordo separatamente dal resto della legge mirava a evitare i tentativi di cambiare il testo da parte dell'opposizione. L'approvazione della legge, necessaria per ratificare la Brexit, si preannuncia un percorso accidentato per il governo. Il labour vuole presentare un emendamento per tenere tutto il Regno Unito all'interno dell'unione doganale con l'Ue. Al momento l'accordo Johnson fa uscire tutto il Paese dall'unione doganale pur se di fatto per l'irlanda del Nord è riservato un regime ibrido. È per evitare questo trattamento differenziato che gli unionisti nordirlandesi del DUP potrebbero meditare di appoggiare l'emendamento: È la speranza del labour, che affosserebbe così l'accordo di Johnson, anche se il parlamentare DUP Jim Shannon ha ieri escluso ai microfoni di Sky che il suo partito possa sostenere l'emendamento. Una seconda modifica che le opposizioni cercheranno di inserire nel testo di legge riguarda il ricorso a un secondo referendum che ha l'appoggio dei nazionalisti scozzesi, dei lib-dem e della maggioranza (ma non totalità) del labour. L'approvazione di entrambi gli emendamenti si gioca sul filo di lana. Il piano governativo è di riuscire a concludere l'iter legilaslativo ai Comuni entro giovedì per poi passare la palla alla Camera dei Lord: una scaletta estremamente ambiziosa che secondo alcuni commentatori - potrebbe irretire alcuni dei parlamentari ancora indecisi e indurli a votare contro il governo. Nel frattempo Bruxelles non ha ancora concesso ufficialmente il rinvio chiesto da Londra sabato sera e rimane per ora alla finestra a osservare la politica inglese. Dovesse essere necessario per evitare un no-deal, sarà concesso. Per ora mancano 9 giorni.

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