Leggi il settimanale

La bufala del Csm severo con chi sbaglia. Sanzioni blande, impuniti i casi più gravi

I dati smentiscono la rappresentazione trionfale del "Fatto"

La bufala del Csm severo con chi sbaglia. Sanzioni blande, impuniti i casi più gravi
00:00 00:00

L'artefatto quotidiano (giornale prefatto da Marco Travaglio) ha sparato in prima pagina una fandonia monumentale secondo la quale il Csm italiano sarebbe "il più severo d'Europa": non trattandosi di satira, di seguito si ripristina la verità dei fatti (quotidiani) a consumo degli incauti che possano essere inciampati in questa propaganda referendaria.

1. "L'Europa", secondo Il Fatto, sarebbero solo tre stati (Francia, Spagna e Olanda) sui 46 membri del Consiglio d'Europa, e dopo che Germania e Regno Unito non hanno comunicato i dati.

2. I dati: da gennaio 2023 a ottobre 2025 la Sezione disciplinare del Csm ha emesso 194 sentenze tra le quali 80 condanne, 91 assoluzioni e 23 non luogo a procedere; il Consiglio d'Europa dice che nel 2022 in Italia sono stati sanzionati 38 magistrati (su 9.421) che corrisponde a uno 0,4 per cento contrapposto a uno 0,39 in Spagna, uno 0,09 per cento in Francia e uno 0,19 per cento in Olanda. Da qui la tesi "altro che impunità, il nostro Csm è più severo d'Europa" eccetera. Premessa: i dati sono veri. Però.

3. Il Csm italiano si occupa anche di comportamenti che in altri paesi sarebbero oggetto di inchieste penali, o porterebbero all'espulsione del magistrato. In altre parole: non stiamo parlando (solo) di scivoloni marginali o di episodi da "tenuità del fatto", ma di condotte gravi già documentate in sentenze disciplinari; da esse, per esempio, si apprende di magistrati che assegnano centinaia di incarichi a un amico col quale condividono giri di prostitute, di giudici per le indagini preliminari (gip) che dimenticano per oltre un anno di scarcerare imputati, di giudici d'Appello coinvolti nella produzione di materiale pedopornografico, di magistrati ubriachi che aggrediscono passanti e forze dell'ordine, che propongono oscenità a una dottoressa del 118, che speronano una pattuglia dei carabinieri, insomma roba così, reati che nella citata "Europa" non entrerebbero in una statistica disciplinare, ma sarebbero penale puro, o sospensione immediata, o fine della carriera. In Italia se ne occupa il Csm con sanzioni, queste sì, degne di satira.

4. Parentesi nella parentesi: non possiamo conoscere i nomi dei magistrati che fanno queste sconcezze e neppure i luoghi dei misfatti. Infatti, come sa bene il collega Stefano Zurlo che ci ha scritto dei libri, il Csm italiano (con lettera del 27 agosto 2008) ha invocato la legge sulla privacy e paventa querele intergalattiche in caso di violazione. I giornalisti possono nominare un magistrato solo se lui lo concede o se sia al centro della cronaca, dimenticando che focalizzare dei fatti di pubblico interesse, mettendoli al centro della cronaca, è proprio il compito dei giornalisti.

5. Le sanzioni del "severo" Csm italiano, anzi le "condanne", corrispondono mediamente a blandi ammonimenti, censure e perdite di anzianità, provvedimenti che raramente incidono sull'idoneità a esercitare la professione. È un sistema che produce molte decisioni pulviscolari e che l'artefatto quotidiano dipinge come severo, ma che, nei casi che contano davvero (quelli che dovrebbero far capire che esiste un limite), il Csm colpisce solo di striscio, sicché ogni deterrenza si dissolve.

6. I fatti quotidiani usano i dati del Consiglio d'Europa (Cepej) come se i sistemi disciplinari dei vari paesi fossero omologati, ma, come detto, non è così. La Cepej raccoglie solo numeri, non uniforma gli ordinamenti. In Francia, Spagna e Olanda molte condotte (che in Italia finiscono davanti al Csm) vengono filtrate, prima, dai capi degli uffici, da ispettorati, dall'amministrazione o dal penale. Il Csm italiano invece è diventato un grande contenitore di ogni cosa: il perimetro è molto più largo ma non certo più severo, anzi.

7. Gli strafatti scrivono poi che il ministro della Giustizia ha impugnato solo 6 decisioni su 194 (poche) e che questo dimostrerebbe la solidità del sistema disciplinare del Csm. Emblematico.

Il punto è che l'impugnazione ministeriale contro il Csm è diventato un atto così politicamente incendiario e sacrilego, in Italia, che l'usarla spesso equivarrebbe a una guerra istituzionale permanente; la non-impugnazione da parte del guardasigilli (tutti i guardasigilli, in passato anche quelli di sinistra) è sempre stato in nome di un quieto vivere politico, ma scambiarlo per una certificazione di efficienza è come sostenere che un arbitro abbia diretto bene solo perché nessuno ha protestato.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica