Bufera sulla censura Ue. "Cancella la nostra storia"

Spagna, Polonia e Ungheria contro il documento che "purifica" il linguaggio. Salvini: "Una follia"

Bufera sulla censura Ue. "Cancella la nostra storia"

La scoperta da parte del Giornale di un documento della Commissione europea nato per circolazione interna con le «linee guida per una comunicazione inclusiva» sta facendo discutere a causa delle indicazioni che vietano di utilizzare il termine Natale, i nomi cristiani come Maria e Giovanni, l'espressione «signori e signore» arrivando a divieti paradossali come «colonizzare Marte» (la formula corretta dovrebbe essere «inviare umani su Marte»).

Un vero e proprio vademecum del politicamente corretto che ha suscitato reazioni di sdegno da parte del mondo politico italiano. Se la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha affermato senza giri di parole: «Ora basta: la nostra storia e la nostra identità non si cancellano», il segretario della Lega Matteo Salvini l'ha definita «una follia» e il vicesegretario federale Lorenzo Fontana ha rincarato la dose: «Quanto avviene in questa Europa dove si impone una deriva antropologica e sociale dei nostri costumi e tradizioni, è un qualcosa di mostruoso. Dobbiamo combattere con tutte le nostre forze, perché questo non accada».

Sulla stessa linea Marco Zanni, presidente al Parlamento europeo del gruppo Identity and democracy e il capo delegazione Lega Marco Campomenosi che in una nota congiunta hanno scritto: «È preoccupante che questo modo di ragionare sia fatto proprio dalle istituzioni europee: vorremmo che l'Europa usasse meglio i soldi dei cittadini, per risolvere questioni ben più concrete e urgenti. Non ci renderemo complici: continueremo a difendere i valori giudaico-cristiani dell'Europa e la sacrosanta libertà di espressione dei cittadini». Unanime la condanna anche in seno al gruppo dell'Ecr dove, se Carlo Fidanza ha affermato che «siamo alla follia! Un altro piccolo passo verso il nulla», l'europarlamentare spagnolo Jorge Buxadé, vicepresidente di Vox, non usa giri di parole per condannare il documento: «I barbari sono dentro». Uno sdegno che ha travalicato i confini dell'Italia, dalla Spagna alla Polonia fino all'Ungheria dove Rodrigo Ballester, capo del Centro per gli Studi Europei dell'MCC di Budapest (principale collegio universitario ungherese), ha scritto un tweet per esprimere la sua disapprovazione.

Eppure le follie della «comunicazione inclusiva» della Commissione europea non si fermano al Natale e all'abolizione dell'uomo e della donna ma abbracciano a trecentosessanta gradi ogni ambito della società mettendo in discussione principi come l'appartenenza nazionale e la famiglia.

Nel documento si mette in guardia dall'offendere «persone apolidi o immigrati» invitando a evitare l'utilizzo del termine «cittadino» perché «non tutti nell'Ue sono cittadini», vietato perciò dire «tutti i cittadini hanno il diritto di essere sicuri».

Non poteva infine mancare un attacco alla famiglia con l'invito a non descrivere le persone come sposate o single ed «evitare di legare il concetto di famiglia a uno status

legale». Vale il principio che nessuno deve sentirsi offeso tranne i cristiani, chi crede nel valore della famiglia e nel rispetto della propria nazione, verso di loro tutto è concesso, anche cancellare millenni di storia.

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