Dopo Monti, Buffon tifa Renzi e si schiera col sì al referendum

Gigi Buffon parla di politica ed elogia il premier Matteo Renzi: "Trasmette entusiasmo e ci mette la faccia. Ci prova".

Dopo Monti, Buffon tifa Renzi e si schiera col sì al referendum

“Ci sono due cose che mi piacciono nelle riforme promosse dal Governo. La fine del bicameralismo perfetto, una particolarità che abbiamo solo noi in Italia e che allunga enormemente i tempi delle decisioni. E la riforma elettorale fatta per dare stabilità ai futuri governi, assicurando un premio di maggioranza a chi raggiunge il 40% o vince al ballottaggio. Spero che la gente vada a votare con la propria testa e informata. Che non prevalga come spesso capita il voto di scambio o la demagogia”. Questo lungo endorsement a favore della riforma Boschi non arriva da un fine costituzionalista ma da Gigi Buffon, capitano della Juventus e della Nazionale, attualmente impegnato a portare gli Azzurri alla vittoria negli Europei di Francia.

Buffon: ecco perché sono considerato di destra

Buffon, in un’intervista a tutto campo rilasciata all’Unità, parla ampiamente di politica e dà un giudizio più che positivo di Renzi che considera un leader dinamico e coraggioso che “trasmette entusiasmo” e “ci mette la faccia”. Il capitano della Juventus ci tiene a smarcarsi dalla fama di uomo di destra che lo perseguita sin dagli esordi della sua carriera quando si presentò con una maglietta con la scritta ‘boia chi molla’. “Avevo 18 anni e giuro che non avevo idea dell’origine di quel motto e di chi lo aveva usato”, spiega Buffon che si discolpa anche dall’errore commesso nel 2000 quando agli Europei scelse il numero di maglia 88 che richiama all’ottava lettera dell’alfabeto, l'"H di Heil Hitler". “Vai a saperlo, credo non lo sapesse proprio nessuno, che era un numero legato al nazismo”, dice Buffon che si considera il patriottismo un valore importante, spesso associato come riferimento culturale della destra.

Il sostegno di Buffon a Monti per le politiche 2013

“Non sono un nazionalista stupido, ma – aggiunge - constato che tutti gli altri paesi possiedono questo sentimento, lo vedo quando gioco contro altre nazionali e noi non possiamo tirarlo fuori solo alle Olimpiadi o ai mondiali di calcio. È una forma importante di educazione civica”. Da questo senso patriottico è derivata nel 2015 la volontà di rendere omaggio, insieme al collega Morisini, per Fabrizio Quattrocchi, guardia di sicurezza privata, assassinata in Iraq. “Sono morti con coraggio e Quattrocchi da Ciampi, non certo un uomo di destra, è stato insignito con una medaglia d’oro al valore civile”, dice. Anche quando decise di sostenere Mario Monti alle Politiche del 2013, Buffon aveva in mente l’interesse nazionale. “Monti con il suo stile austero e la sua immagine di uomo di cultura – spiega - mi sembrava la persona giusta per rappresentarci e rilanciare l’immagine dell’Italia, appannata e un po’screditata da un periodo troppo lungo di pasticci”.

Buffon e la Juventus

Un altro valore molto importante per il Capitano è il rispetto delle regole. Dopo un passato da ‘giovane ribelle’, ora ‘Gigi’ ha messo la testa apposto ed è anche per questo che accettò di restata alla Juventus dopo la retrocessione in serie B. E lo ha fatto “proprio per dimostrare che certe cose che diciamo spesso nelle interviste, l’amore per la maglia, il rispetto dei tifosi, la riconoscenza verso la società per cui giochi, non fossero parole vuote, slogan ripetuti, ma privi di significato”. “Se non lo avessi fatto – conclude - non sarei qui a godermi i 5 scudetti consecutivi, dopo anni di purgatorio, e avrei meno stima di me stesso”.

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