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Il buyback può fruttare un miliardo

Il Mef cerca nuove risorse. Banche ed energia in testa nel riacquisto di azioni proprie

Il buyback può fruttare un miliardo
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Le proiezioni riguardanti il possibile gettito sulla tassazione dei buyback non portano a cifre enormi. Si va, nel caso di un'aliquota al 2% come emerso da indiscrezioni giornalistiche, a un possibile introito fra i due e i trecento milioni di euro. A una stima ben più robusta, intorno al miliardo, se si trattasse di un'aliquota dell'8% sull'importo lordo dei riacquisti di azioni fatti a scopo di annullamento (che poi è la pratica seguita da molte società per sostenere il titolo di Borsa) a valere su tutte le quotate con ricavi superiori al miliardo.

In Italia, infatti, nel corso di quest'anno l'ammontare dell'acquisto di azioni proprie dovrebbe attestarsi intorno ai 12 miliardi di euro, a una cifra superiore a quella maturata nel corso del 2024 superiore a 10 miliardi. A Parigi la tassazione è entrata in vigore il primo marzo del 2025 e abbraccia un biennio (dal primo marzo 2024 al 28 febbraio 2025, quindi è retroattiva). Ma, a prescindere da quando si prenda, il gettito atteso dovrebbe comunque ballare in questa configurazione fra gli 800 milioni e il miliardo. A fare la parte del leone sarebbero logicamente le banche, che da sole valgono oltre un terzo del Ftse Mib che è il paniere azionario principale della Borsa di Milano. E che, essendo tra le aziende più grandi e con più capitale in eccesso dell'intero listino, hanno investito molto sul buyback per sostenere il valore del loro titolo. Per esempio, Unicredit del ceo Andrea Orcel ha previsto per il 2025 un riacquisto di azioni superiore ai 3,5 miliardi.

Mette sul piatto cifre importanti anche Intesa Sanpaolo, che per l'esercizio 2025 prevede di restituire valore agli azionisti attraverso riacquisti di azioni per 2 miliardi. Piani molto robusti sono previsti anche da grandi big come Eni ed Enel: l'assemblea degli azionisti della prima, a maggio, ha approvato un importo massimo per 1,5 miliardi mentre i soci della seconda, sempre a maggio, hanno approvato un piano fino a 3,5 miliardi (anche se in entrambi i casi il piano di riacquisti non avverrebbe per intero quest'anno).

Tuttavia, al di là di quanto potrebbe apportare il gettito fiscale, nel disegno dei tecnici del governo e del ministero dell'Economia c'è anche la volontà di disincentivare pratiche opportunistiche e poco idonee a generare valore a lungo termine.

Per quanto il riacquisto di azioni proprie non sia da criminalizzare, talvolta la tentazione dei manager potrebbe essere quella di prediligere la remunerazione agli azionisti sotto questa forma (cosa che quasi sempre incontra il loro favore al momento del voto in assemblea) piuttosto che impiegare le risorse per investimenti che porterebbero risultati tangibili sulla crescita del titolo in un lasso di tempo più lungo. Certo però questa cosa avrebbe un appeal minore, per chi si trova a gestire un'azienda pro tempore ed è incentivato ad arrotondare bonus che molto spesso si basano sul valore delle azioni.

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