C'è meno America nel nuovo mondo

Oggi l'Occidente continua ad avere un vantaggio ed è la propria unità culturale e identitaria (a patto che non si divida) mentre sono più le differenze che i punti in comune tra i paesi i cui leader si incontrano a Shanghai

C'è meno America nel nuovo mondo
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Il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai che si apre oggi in Cina alla presenza di Xi Jinping, Putin, Modi e dei leader dei paesi del sud globale fotografa l'assetto di un nuovo ordine mondiale multipolare. Dopo essersi illuso della preminenza di un modello basato sulle democrazie liberali, l'Occidente ha subito un brusco risveglio e negli ultimi anni ha visto sgretolare l'ordine globale unipolare con la perdita continua di sfere di influenza. Così, l'ascesa e la crisi dell'Occidente, è coincisa con quella del suo principale attore: gli Stati Uniti.

Nel 2008 il giornalista indo-statunitense Fareed Zakaria pubblicò un libro intitolato The Post-American World: and the Rise of The Rest che fece molto discutere. La tesi alla base del libro era che, mentre gli Stati Uniti continuavano a dominare in termini di potere politico-militare, altri paesi come la Cina e l'India stavano diventando attori globali in molti campi. Dal 2008 le cose non solo non sono migliorate per l'Occidente ma sono peggiorate al punto che nel 2019 Parag Khanna ha dato alle stampe un volume intitolato Il secolo asiatico?. L'incipit era emblematico: "Il XIX è stato il secolo europeo. Il XX il secolo americano. Il XXI sarà il secolo asiatico?". Oltre all'ascesa delle nazioni asiatiche si è verificata un'altra contingenza che Khanna non poteva prevedere ma che ha contribuito alla creazione di nuovo ordine globale alternativo: la guerra in Ucraina.

Tra gli effetti collaterali del conflitto c'è stata infatti la nascita di una nuova alleanza tra Cina e Russia tenuta insieme proprio dalla comune avversione all'Occidente. Per citare qualche dato basti pensare che nel 2003 i paesi Brics (Brasile, Russia, India e Cina) rappresentavano l'8,9% del Pil globale, nel 2022 la percentuale è salita al 26%. Dall'altro lato la crisi dell'ordine liberale ha generato una crescente polarizzazione nella società americana e, man mano che l'economia cinese cresceva, ci si rendeva conto che un modello basato su una globalizzazione senza limiti se, in un primo momento aveva favorito la crescita della ricchezza in Occidente, a medio termine si è rivelato un boomerang e l'elezione di Donald Trump nasce anche su queste basi.

Oggi l'Occidente continua ad avere un vantaggio ed è la propria unità culturale e identitaria (a patto che non si

divida) mentre sono più le differenze che i punti in comune tra i paesi i cui leader si incontrano a Shanghai. Per invertire la rotta occorre perciò riscoprire i nostri autentici valori altrimenti il declino sarà inevitabile.

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