"Totale impunità". Cosa succede davvero al rave party

Esplode la polemica politica per il rave party nel Viterbese. Salvini e Meloni attaccano Lamorgese. La questura tratta con gli organizzatori, la procura indaga

Screenshot da video Tusciaweb.eu
Screenshot da video Tusciaweb.eu

Il punto è: le forze dell’ordine devono far rispettare la legge? Perché a Valentano, nell’area privata dove si sta svolgendo un rave party alla faccia del Covid, per ora polizia, carabinieri e finanza stanno solo realizzato un enorme cordone intorno al lago di Mezzano. Nessuno entra, chi vuole esce. Ma all’interno “vengono commessi reati nella totale impunità mentre le autorità restano a guardare”. Come uno Stato nello Stato in cui valgono altre leggi.

A parlare è una fonte del Giornale.it, testimone diretto dei fatti. L’ordine arrivato agli agenti che presidiano i 10 posti di blocco è chiaro: “L’importante è che escano e non entri nessuno”. Poco importa se chi se ne va può aver commesso una sfilza di reati, dall’occupazione abusiva alla manifestazione non organizzata, passando per la violazione delle norme Covid e arrivando ovviamente all’abuso di droghe. "A Pitigliano in uscita vengono prese solo le targhe", dice la fonte. E tanti saluti. Certo ci sono i droni, i controlli della Finanza, in zona Viterbo le identificazioni pare vengano fatte e alcuni “agenti in borghese dall’interno stanno cercando di persuaderli a lasciare la zona”. Ma nessuno sta facendo rispettare in toto la legge: lì dentro “è un reato continuo”. “Ho visto ragazzi in condizioni disperate, vagare storditi dal mix di alcol e droghe - dice la fonte - E gente in quello stato era anche alla guida dell’auto”. In fondo un morto (Gianluca Santiago è affogato nel lago), le denunce per stupro e i diversi ragazzi in coma etilico o overdose sono lì a dimostrare i copiosi problemi. Forse una donna ha addirittura partorito una bambina.

I numeri parlano di 8-10mila persone che da cinque giorni ballano al ritmo di enormi casse per diffondere la musica. I residenti delle zone limitrofe, soprattutto Pitigliano e Latera, faticano a dormire. L’alto volume infastidisce gli animali nel Viterbese. Il turismo ne risente, visto che qualcuno abbandona i camping. E i residenti, o chi ha proprietà in zona, vivono nella paura. “I partecipanti drogati si riversano anche nei paesi”, spiega la fonte. Lo ribadisce anche Piero Camilli, proprietario del campo occupato: “Girano per i paesi con i loro cani, vanno al bar, fanno la spesa”. Il rischio grosso è quello di peggiorare la situazione coronavirus della Tuscia: di mascherine durante i balli nemmeno l’ombra. E i servizi dell’Asl locale del Lazio segnalano che la situazione è grave.

Lo “schiaffo al buonsenso e agli italiani”, come dice Salvini, scatena ovviamente le polemiche politiche. Lega e FdI sono sulle barricate, e puntano il dito contro la gestione del Viminale che al momento "segue costantemente l'evolversi della situazione". “Nessuno è intervenuto a sgombrare il campo - attacca Meloni - Lamorgese dove sei?”. In serata la titolare del Viminale chiama il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti per parlare della situazione che sta coinvolgendo il Comune dell'alta Tuscia. "Se mi ha fatto piacere? Molto, mi ha rassicurato", ha poi detto all'Agi il primo cittadino viterbese. Qualche ora prima Bigiotti aveva chiesto "l’intervento diretto del ministro per il ripristino della legalità".

Nel tardo pomeriggio si è invece espresso attraverso una nota Nicola Molteni sottosegretario all'Interno: "Le Forze di Polizia stanno lavorando incessantemente sin dalle prime ore del 14 agosto con senso di responsabilità ed equilibrio per riportare ordine e legalità all'evento Rave Party manifestazione non autorizzata di Viterbo". "Si lavora per ripristinare, nel breve, legalità, sicurezza - proseguiva la nota - e per evitare danni ulteriori alla salute e all'ambiente. I responsabili di questo Rave abusivo e criminale andranno severamente puniti".

Nel corso della giornata altre fonti dell'Interno hanno sottolineato che le forze di polizia "stanno lavorando con grande senso di responsabilità ed equilibrio per ripristinare la legalità nel più breve tempo possibile". Ma anche il fuoco amico non ha risparmiato bordate sul Viminale. Il deputato Pd Luca Siani parla di “grave inadempienza”. E l’assessore D’Amato, braccio destro di Zingaretti, ripete che “va ripristinato il corretto ordine pubblico” e che “nessuna trattativa è possibile”.

Già, perché per ora è questo che la questura viterbese sta cercando di fare: convincere gli organizzatori del rave a sbaraccare. Con le buone: per ora circa 1.200 persone si sono già allontanate, ne mancano altre 7-8mila. Si poteva fare di più? Gli addetti ai lavori non sono concordi sul tema. Per Fabio Conestà, segretario generale del Mosap, “le strategie adottate stanno dando buoni risultati senza compromettere l’incolumità di nessuno”. Insomma: davanti a una “improvvisa invasione” è meglio usare “la testa” che mettere in campo la forza. “Lì dentro ci sono troppe persone in condizioni non lucide - spiega al Giornale.it - se entri con la forza rischi di provocare scontri”. E magari anche feriti o morti. Lo stesso ripete Pasquale Griesi (Fsp), secondo cui o “riesci a occupare l’area prima che arrivino , grazie a un buon lavoro di intelligence, oppure puoi solo assistere”. Come fai a controllare migliaia di giovani in preda alla droga? “Logisticamente non riesci a fotosegnalare o denunciare così tante persone: ci vorrebbe un esercito di forze dell'ordine e anche luoghi idonei”. Mezzi e personale che mancano. “Nella provincia di Viterbo ci sono 350 effettivi di polizia, comprese le specialità - spiega Conestà - Il problema è sempre la carenza cronica di uomini”.

La pensa diversamente Andrea Cecchini, segretario di Italia Celere. "La forza pubblica ha strumenti e risorse per entrare nell'area e metterla in sicurezza senza che di creino disordini. Il timore che vi siano altre vittime per il mix di alcool e droghe dev'essere maggiore della paura di sbagliare", spiega. “È impensabile che la Polizia non possa fare rispettare la legge: il grave pregiudizio che si perpetrino abusi da parte delle Forze dell'Ordine sta impedendo il rispetto delle norme e si sta creando una vera area d'impunità. Chi risponderà per il decesso?". Per ora i pm di Viterbo hanno aperto un fascicolo, coordinato dal procuratore Paolo Auriemma, in cui si procede per morte come conseguenza di altro reato.

Commenti